In contrasto con le decisioni del governo, che spesso hanno privilegiato logiche squisitamente economiche, i giudici hanno ribadito che salute e ambiente non sono opzionali né sacrificabili. Ora spetta a Comune e Regione operare una scelta: abbandonare la comfort zone, quella linea mediana tanto utile e necessaria alla bilancia politica o proseguire nella direzione tracciata a Roma?
La recente pronuncia della magistratura sullo stabilimento ex Ilva rappresenta un segnale chiaro. In contrasto con le decisioni del governo, che spesso hanno privilegiato logiche squisitamente economiche, i giudici hanno ribadito che salute e ambiente non sono opzionali né sacrificabili. Ma soprattutto hanno riaffermato che la legge è uguale per tutti. Un principio confermato anche dalla Corte di Giustizia europea: le norme comunitarie, così come quelle nazionali, impongono limiti.
La disposizione assunta dal Tribunale di Milano conferma fino a che punto la tutela ambientale e la salute pubblica non siano elemosine né diritti negoziabili. Essa ratifica inoltre, il ruolo della magistratura come interfaccia giudiziaria imprescindibile, tra esecutivo e cittadini, e ribadisce il concetto, talvolta smarrito, che vede lo Stato non super partes, ma soggetto esso stesso a regole di cui deve rispondere.
In un contesto segnato da tensioni, questa decisione sottolinea inoltre due aspetti: in primis il ruolo della società civile, costretta a esercitare funzione suppletiva rispetto alle istituzioni (gravissimo), secondo, l’inerzia delle autorità pubbliche, tangibile e preoccupante, spesso alienata dagli interessi condivisi e rilevanti, sempre più disorientata e incapace, un po’ per vocazione un po’ per opportunismo.
In questo quadro si individua una importante responsabilità del sindaco di Taranto chiamato a gestire con maggior criterio questo “dramma antico” mentre intercettava vie di accomodo del tutto scomode e di sicuro svantaggiose. Il Comune patisce evidente paralisi amministrativa, incapace di muoversi, (o peggio risultante ondivago). Sul fronte regionale, la Puglia e il suo governo hanno mostrato spesso un approccio ambivalente, scegliendo la via industrialista tout court, a dispetto di una malmessa dichiarazione d’amore a sinistra. Attestazioni di impegno verso la tutela e dall’altro scelte che auspicavano una congiuntura impossibile tra estremi.
All’interno di questo vuoto istituzionale, la cittadinanza organizzata colma la lacuna, mantenendo vivo il presidio dei diritti. Ora spetta ai rispettivi esecutivi operare una scelta: abbandonare la comfort zone, quella linea mediana tanto utile e necessaria alla bilancia politica o proseguire nella direzione tracciata a Roma? Si tratta di rivendicare una leadership virile che sappia trasformare una crisi sociale in decisioni difficili, capaci di superare polarizzazioni insensate. Perché se non stai scontentando nessuno, allora non stai facendo davvero il tuo lavoro.


