sabato 15 Giugno 24

Il silenzio dei colpevoli

L’autonomia differenziata si fa a Taranto. Con i destini senza futuro dell’ex Ilva. La grande finanza del Nord si mangia in un solo boccone il Sud. Non serve mettere nel sacco i tarantini. Ci s’infilano da soli

Parlano stando in silenzio. Restano zitti anche quando parlano. Se solo i tarantini fossero coscienti degli abusi che continuano a consumarsi. Sopra le loro teste. Nella carne viva dei propri interessi. Nell’idea stessa di futuro da non mancare. Tutto ruoto attorno all’ex Ilva. Non solo a Taranto. A Roma. Milano. Bruxelles. Nell’Italia europea; in un’Europa dai tratti latini. In un’italianità pericolante, perennemente sospesa tra il diritto e l’inganno. Fallimento pilotato. Cartolarizzazione dei debiti in capo ai fornitori. Utilizzo dei due miliardi di euro rinvenenti dal Pnrr. Ingresso dei signori del vapore nel nuovo capitale sociale del siderurgico. Il privato fatto fuori perché lo Stato passi subito la palla nella metà campo di un nuovo privato. Non più franco-indiano, ma lombardo-veneto. Il compianto professor Cassano avrebbe chiamato tutto questo con l’espressione di “partita doppia”. Doppia nel senso di significati doppi. Da eterogenesi dei fini: sai da dove parti, non hai contezza dove si possa arrivare. Un dedalo la cui soluzione consiste nel non cercare alcuna soluzione apparente. Un disordine programmatico, insomma. Con il Nord, complice l’attuale presidenza della Confindustria nazionale, che allunga le mani sul Sud. E mette nel sacco i tarantini che nel sacco ci s’infilano da soli, senza bisogno di aiuti esterni. La politica è inerme. Il Giornalista Collettivo sonnecchia. I sindacati si crogiolano in autunni caldi con le stagioni di mezzo ormai andate per sempre. I confindustriali locali s’interessano solo del prossimo presidente della Camera di Commercio. L’acciaio si produce nel Mezzogiorno, ma serve alle imprese del settentrione. A noi resta l’inquinamento, le malattie, il lavoro che stanca, come Cesare Pavese c’insegnò con la sua bellissima raccolta di poesie; a loro la ricchezza, il capitale sociale distribuito, una sanità d’eccellenza, le società di calcio rilevate e portate in Serie A. Un’Ilva pubblica? Un’Ilva privata? E’ un falso problema. Un po’ come la contesa di due calvi per un pettine. L’autonomia differenziata ha avuto inizio. Partirà da Taranto. La finanza è in vantaggio. La politica segue a distanza siderale come sempre.

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