di Maria D’Urso
Intervista a Cosimo Nume, già presidente dell’Ordine dei Medici di Taranto. “Con Demos è stato un momento esaltante, ma con risvolti che, purtroppo, si sono rivelati fortemente deludenti sul piano politico
Taranto è una città che, per certi versi, sta crescendo; per altri, invece, resta ancora molto su cui lavorare. È quanto emerso dalla piacevole intervista, rilasciata dal dottor Cosimo Nume a CosmoPolis, nel corso della quale sono stati affrontati diversi temi; dai primi cambiamenti tracciati dalla giunta regionale, appena insediata, sul fronte della sanità, alle questioni ambientali, fino al ruolo delle istituzioni politiche. Vicepresidente dell’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri della Provincia di Taranto, classe ’53, Cosimo Nume è un medico chirurgo che negli anni si è distinto per la sua professionalità nel panorama sanitario locale. Dal 1997 fino allo scorso anno è stato presidente dell’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri della Provincia di Taranto ed è direttore provinciale del Corso di Formazione Specifica in Medicina Generale. Inoltre, dal 1997 al 2005 è stato membro del Comitato Centrale della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri e, dal 2023, è componente dell’Organo di Garanzia della Fondazione ONAOSI. Un medico che, com’è noto, coltiva da sempre una forte passione politica, fedele a ideali che non intende cambiare.
Dottor Nume, qual è il suo giudizio sulla sanità? Come potrebbe cambiare questo ambito, nell’ottica della riorganizzazione che il nuovo Presidente della Regione Puglia starebbe cercando di attuare?
“Guardi, credo sia troppo presto per tracciare dei bilanci. Tuttavia, il cambiamento c’è e avverrà. Si pensi al problema delle liste d’attesa che, peraltro, a Taranto ha scoperchiato un Vaso di Pandora ed è bene che stia indagando la magistratura. Poi, si sta prestando anche attenzione al fenomeno della inappropriatezza prescrittiva, tema su cui si è espresso anche l’Ordine dei Medici, di cui mi sono orgogliosamente il Vice presidente”.
Può spiegarci di che si tratta?
“A volte può capitare – spiega Nume – che alcuni esami o farmaci non siano appropriati per uno specifico caso medico, che potrebbe invece risolversi con accertamenti di base. Per questo motivo, alcuni pazienti, venendo a conoscenza della disponibilità di determinati esami – come, ad esempio, le risonanze magnetiche – li richiedono, rischiando così di renderli non disponibili per i casi davvero importanti. La logica dell’assistenza sanitaria dovrebbe prevedere anche dei cancelli di accesso a queste prestazioni, riservandole a chi ne ha realmente bisogno. Su questo fenomeno c’è una forte pressione mediatica, non solo in Puglia ma in tutta Italia. Peraltro, le patologie tumorali godono di un accesso privilegiato agli esami rispetto ad altre, secondo una gradualità stabilita dai Livelli Essenziali di Assistenza, che tutela le fasce più fragili e chi, per patologia, necessita di cure. A Taranto questo sistema funziona abbastanza bene, pur con alcuni impedimenti legati a due fattori essenziali: una pessima programmazione degli accessi alla facoltà di Medicina, che ci porta a disporre di un numero di medici non adeguato, e il problema delle risorse, che sono limitate. Gli investimenti della politica nella sanità non sembrano sufficienti, perché non si è saputo investire in modo efficace”
A proposito di formazione e università, cosa ne pensa dell’ultima riforma d’accesso a Medicina, Odontoiatria e Veterinaria, varata l’anno scorso?
“È troppo presto per dirlo. Solo adesso, finalmente, abbiamo una facoltà di Medicina (sebbene dipendente da Bari) che a giugno laureerà i primi medici. Tuttavia, ciò che sostengo da tempo è che andrebbe riprogrammato il numero: quando fu introdotto il cosiddetto numero chiuso in varie facoltà scientifiche, infatti, non si è ben compreso su quali basi siano stati programmati quei dati numerici. Se oggi quartieri di Taranto, come Tamburi e Paolo VI, sono privi di medici di medicina generale, è perché probabilmente è stato effettuato un calcolo errato rispetto al fabbisogno legato alla proiezione demografica, senza considerare realmente che molti medici, come il sottoscritto, sarebbero andati in pensione e che, di conseguenza, non ci sarebbero stati colleghi pronti a rimpiazzarli. Il dato oggettivo è che Taranto è penalizzata. Si tratta di problemi stratificati nel tempo, frutto di una mancata programmazione”
Sanità e ambiente, in una città come Taranto sono strettamente connesse…
“Alt, qui apriamo un altro capitolo!” ci puntualizza, con gentilezza, il dottor Nume.
Ci racconti pure la sua prospettiva. Lei, peraltro, è stato un riferimento per un partito come il MoVimento 5 Stelle che, soprattutto a Taranto, dell’ambientalismo ne ha fatto una bandiera.
“Si, sulle questioni ambientali l’Ordine dei medici è sempre stato molto impegnato, al di là della specifica questione riguardante il siderurgico. È un argomento, che da vent’anni, continua a starmi a cuore perché la funzione dell’Ordine è tutelare la qualità della professione, in funzione della salute collettiva. Dunque, ne consegue che in una città come Taranto, molto esposta ai fattori inquinanti, così’ come purtroppo avviene anche in altre città italiane, diventa un fatto istituzionale a prescindere dall’essere cittadino e nonno, in una comunità che soffre”
Dottor Nume, a Taranto si soffre anche per fenomeni come la denatalità, lo spopolamento giovanile e la mancanza di lavoro. Cosa pensa dello stato attuale in cui si trova la città?
“Percepisco difficoltà passeggiando – il tono della sua voce cambia – per le vie del centro, ma anche nei quartieri periferici, che un tempo erano vivi grazie ai negozi di vicinato. Vederli oggi chiusi, con le saracinesche abbassate, significa che la programmazione è stata sbagliata, e non solo a Taranto. È anche vero che, purtroppo, non è solo questa città a vivere una situazione di sofferenza. Di recente sono stato anche a Torino, in cui ho constatato che la situazione dei negozi di vicinato appare compromessa anche lì. Certamente, qui lo avvertiamo di più perché in passato esisteva una cultura del lavoro diversa, nella quale è stata sottovalutata la necessità di costruire una solida classe imprenditoriale. Per carità, nulla da dire su quella esistente, che può contare su ottimi imprenditori, ma è oggettivo che per anni ci si sia un po’ cullati, nel bene e nel male, sulla presenza della Grande Industria, che ha inquinato non solo l’ambiente ma anche le coscienze”.
Parlava delle vie del borgo che si stanno spopolando.
“Sì, ed è un problema che riguarda anche l’artigianato. Ci sono ambiti nei quali si dovrebbe investire e che dovrebbero essere valorizzati dalla politica, anche attraverso il web.Oggi è facile far sapere, tramite Internet, che nella bottega di via Duomo lavora un piccolo artigiano: attività creano reddito, favoriscono la circolarità delle spese e degli investimenti.Del resto, ci si lamenta nel vedere i cantieri, ma a mio avviso, sono un segnale di operosità: si stanno sfruttando fondi del PNRR e tutte le opportunità disponibili. Ben venga la crescita, che porta benefici e progresso. Tuttavia, credo che nell’ottica degli interventi possibili per le istituzioni andrebbero aperti maggiori canali di ascolto nei confronti del commercio e dell’artigianato. Così come, del resto, andrebbe risanata un’altra ferita profonda, ormai, visibile a tutti”
Quale?
“Il Palazzo degli Uffici. La classe di mio figlio è stata l’ultima a diplomarsi lì; dopodiché quello straordinario palazzo è stato chiuso. Da quanti anni? Ventuno? Mi chiedo: ammesso che non si riesca a ristrutturarlo, esiste almeno una vaga idea di ciò che è custodito al suo interno? Al di là dei fondi, è questo che mi atterrisce della politica di questa città: l’incapacità progettuale. Va bene i Giochi del Mediterraneo, il cantiere delle BRT, ma c’è bisogno che si tratti anche di interventi che pongano le basi per un futuro prossimo, ma non un futuro remoto”
Ci sta più volte menzionando la politica. Cosa pensa della classe dirigente tarantina, passata e attuale?
“Su quella degli ultimi anni stendiamo un velo pietoso. Non nascondo di essere rammaricato per non aver accettato la candidatura a sindaco di Taranto, alle scorse elezioni amministrative.”
Perché? È anche vero che fare il sindaco in questa città equivale nel prendersi patata bollente…
“Si, non è facile. Farlo a 40 o 50 anni è una cosa, a 70 anni è un’altra. In ogni caso, la gestione di una città complessa come Taranto è un peso enorme. Per carità, non è che mi senta stanco o incapace, ma mi sono rimaste la passione, l’interesse e l’impegno per la politica. Per questo sono grato al MoVimento 5 Stelle per aver immaginato un’ipotesi di cambiamento così forte. Forse oggi sarei in Consiglio regionale, ma non mi dispiace così, anche perché Annagrazia Angolano è una professionista molto seria e capace e sono certo che saprà distinguersi anche in Regione”.
Lei è stato tra i papabili candidati a sindaco del MoVimento 5 Stelle, poi si è candidato con Demos. È corretto?
“Sì, è andata così. La mia passione politica affonda le radici molto lontano nel tempo, tant’è che sono stato anche il primo presidente provinciale del Partito Democratico, sin dalla sua nascita. Ho sempre militato negli ambienti politici, consoni alla mia ideologia. Poi, come ho già detto, ho rinunciato alla candidatura a sindaco di Taranto e mi sono candidato come consigliere comunale. Con Demos è stato un momento esaltante, ma con risvolti che, purtroppo, si sono rivelati fortemente deludenti sul piano politico.”
Tornando alla classe dirigente attuale…
“Dare giudizi sommari, adesso, non è giusto. C’è molto impegno e operatività, questo va riconosciuto; tuttavia, in alcuni casi ci sono promesse che, al momento, sembrerebbero disattese. A esempio: perché partire annunciando di non volere la nave rigassificatrice e poi cambiare posizione? Che cosa è successo? Io ho votato per uno schieramento che diceva No su alcune questioni, come questa. Se poi si prendono direzioni diverse, si tradisce la fiducia degli elettori. Io sono nato di un colore politico che non riesco e non riuscirò mai a cambiare” risponde, con franchezza, Nume.
È accaduto lo stesso anche per la questione del dissalatore sul Tara.
“Anche in quel caso è andata così. Mi auguro ci sia un ravvedimento operoso, anche perché io ho fiducia nelle persone che attualmente siedono a quegli scranni. Siamo a meno di un anno dalle elezioni e io non credo molto alla retorica dei primi cento giorni: in quel periodo si è ancora in tempo per capire davvero dove ci si trovi. Per ventotto anni ho gestito un Ente pubblico, di cui faccio ancora parte: dall’esterno non ci si rende conto delle difficoltà. Essere ossequiosi delle leggi e, allo stesso tempo, produrre risultati senza violare l’interesse degli iscritti e il bene comune non è affatto semplice”.
Argomento caldo, poi la licenziamo. Cosa voterà al Referendum sulla Giustizia?
“Assolutamente no, a prescindere dalle mie convinzioni politiche. In questo Paese la giustizia funziona male, un po’ come la sanità: ci sono veri e propri eroi che lavorano tre volte più di quanto dovrebbero. Lo stesso vale per gli uffici giudiziari che, da quanto mi risulta, sono carenti di attrezzature e personale. Prima di tutto, dunque, costruiamo una giustizia efficiente, veloce e celere. Questa ipotesi di riforma di sette articoli della Costituzione italiana, tra le più belle al mondo, cosa porta concretamente? La separazione delle carriere, di fatto, già esiste con la riforma Cartabia. Poi, è naturale che all’interno della magistratura vi siano diverse correnti di pensiero, come in ogni categoria, che si confrontano e si esprimono in organismi come il Consiglio Superiore della Magistratura. Del resto, il Presidente Sergio Mattarella, con il suo recente discorso, ha riportato la barra al centro. Una giustizia giusta, già ai tempi dell’antica Grecia, è la base di ogni civiltà” conclude, cordialmente, il dottor Nume.


