Fredda, non in linea con le temperature di questi giorni, l’accoglienza riservata al consigliere comunale per il suo passaggio tra le forze di governo. Il silenzio furbo del sindaco, la partita in atto per il terzo assessorato al PD. Ormai è acclarato: questo centrosinistra non pontifica. Tartaglia
Lazzaro, Azzaro: c’è una consonante a dividere i raggruppamenti nel Consiglio comunale di Taranto. A delimitare il perimetro labile, incerto tra maggioranza e opposizione. Il primo è area CIS in Fratelli d’Italia. Governativo come un Contratto Istituzionale di Sviluppo. Il secondo, vocale a digiuno di consonante, vorrebbe tornare alla casa madre. Accomodarsi tra i banchi del centrosinistra mediante la filiera corta dell’italico progressismo. Socialista. Riformista. Democratico. Nel senso di Partito Democratico. L’evoluzione a sinistra di certa sinistra. Il sogno di Carlo Rosselli: costruire un socialismo liberale anche in Italia.
Tutto bene, quindi? Le forze di governo si rafforzano? La maggioranza vede crescere la propria consistenza numerica? Piatto ricco, mi ci ficco? Macché. Su Azzaro l’accoglienza quando non è fredda, manifesta chiusure preventive. Distinguo criptici. Fastidio identitario. La lista civica “Per” tartaglia a mezzo stampa. No a nuovi ingressi. Serve mettere paletti. Affidarsi alla coerenza. Insomma: di Azzaro non avvertiamo alcuna necessità. Può restarsene lì dove hanno deciso di mandarlo gli elettori alle scorse amministrative.
Il sindaco sorride, ma non parla. Non si espone. Sornione, manda avanti altri. Intuisce che la pratica Azzaro va oltre Azzaro. Che il suo ingresso in maggioranza renderebbe più pressante la richiesta dei Dem. Che, il terzo assessorato al partito del segretario Filippetti, diventerebbe a quel punto difficile da negare. Manca la consonante di Lazzaro ad Azzaro. L’anagramma della politica tarantina: gioco di parole dall’incerto significato.


