La proposta socialista, nella nota stampa, per un futuro industriale, ambientale e sociale di Taranto e del Paese
Il Partito Socialista Italiano, nella sua articolazione territoriale locale tarantina, condivide l’urgenza di questa riflessione e intende proporre una soluzione strutturata, capace di conciliare la tutela del lavoro, la salvaguardia ambientale e la continuità produttiva di un asset industriale che appartiene all’interesse nazionale. La chiusura dello stabilimento non è, né può essere, una prospettiva accettabile. I costi umani, sociali ed economici di tale scenario sarebbero incomparabilmente superiori a qualsiasi intervento di risanamento e rilancio. In un contesto geopolitico segnato da crescenti tensioni internazionali, dalla necessità di autonomia strategica europea e da una domanda crescente di acciaio per la difesa, le infrastrutture e la transizione energetica, l’Italia non può permettersi di rinunciare a una produzione siderurgica domestica. La lucida e documentata analisi pubblicata dal Corriere della Sera il 30 marzo 2026 – a firma di Michelangelo Borrillo, Milena Gabanelli e Mario Gerevini – ha riportato al centro del dibattito pubblico la questione strategica dello stabilimento siderurgico di Taranto, indicando nella nazionalizzazione una strada concretamente percorribile.
Il PSI propone la costituzione di una Società Veicolo di Scopo a partecipazione pubblica prevalente, guidata da Cassa Depositi e Prestiti in qualità di soggetto capofila, affiancata da un partenariato privato selezionato secondo criteri industriali rigorosi. Tale struttura societaria avrebbe il mandato preciso di traghettare l’azienda verso una condizione di piena solvibilità e operatività (in bonis), attraverso la ristrutturazione del debito pregresso e il recupero dei crediti disponibili, inclusi i fondi PNRR destinati alla transizione industriale; garantire la continuità occupazionale del personale, con misure di accompagnamento verso la pensione che valorizzino integralmente i periodi di cassa integrazione, e la salvaguardia della filiera di imprese fornitrici; realizzare un piano strutturale di ambientalizzazione e conversione energetica degli impianti: abbandono progressivo del carbone, passaggio al gas naturale come fase di transizione e approdo definitivo alle tecnologie a idrogeno verde, in linea con gli obiettivi del Green Deal europeo.
La governance della Società Veicolo dovrebbe coinvolgere, accanto a CDP, i principali operatori nazionali nei settori energetico e ambientale: ENI, SNAM ed ENEL per la gestione della transizione energetica degli impianti; SOGIN per il programma di messa in sicurezza e bonifica ambientale del sito; le imprese metalmeccaniche soprattutto del territorio per lo sviluppo di nuove tecnologie produttive orientate a materiali innovativi di interesse strategico per la difesa e per il mercato europeo. Il tutto inserito in una cornice di piano industriale credibile e verificabile, la cui elaborazione deve essere assunta come responsabilità diretta del Governo.
Elemento qualificante e irrinunciabile della proposta socialista è la costituzione di un Fondo di Garanzia creditizia a tutela delle imprese fornitrici. Decine di aziende dell’indotto tarantino e pugliese hanno accumulato crediti nei confronti dell’ILVA che ne mettono a rischio la sopravvivenza stessa. Non è concepibile un piano di rilancio industriale che ignori questa realtà. Il Fondo, alimentato con risorse pubbliche e conferimenti della Società Veicolo, dovrà garantire la liquidità del sistema produttivo territoriale, proteggere i livelli occupazionali dell’indotto e preservare le competenze tecniche locali, patrimonio insostituibile per qualsiasi prospettiva di reindustrializzazione.
Il PSI rivolge un appello fermo al Governo nazionale affinché cessi la stagione delle gestioni emergenziali frammentate, che in quattordici anni hanno prodotto solo incertezza, sprechi e degrado. La vicenda ILVA è diventata emblema di uno Stato che non sa fare il proprio mestiere industriale. Il recente risultato referendario ha certificato la sfiducia crescente del Mezzogiorno verso un’azione di governo incapace di rispondere ai bisogni concreti di chi vive e lavora nel Sud del Paese. La soluzione che proponiamo non è ideologica: è pragmatica, strutturata e sostenibile. La nazionalizzazione mediata da una Società Veicolo pubblico-privata è uno strumento che consente allo Stato di esercitare la propria funzione di indirizzo strategico senza rinunciare all’efficienza gestionale del mercato. È la strada maestra per tutelare il lavoro, sanare l’ambiente e restituire a Taranto la dignità industriale che merita.


