mercoledì 24 Aprile 24

San(t)ità pubblica

E’ la sanità pubblica la grande malata del nostro tempo. Abbiamo abiurato il welfare state, l’intelligente tentativo di trovare una sintesi tra democrazia e capitalismo. Così facendo, però, si torna al Medioevo

E’ la sanità pubblica la grande malata del nostro tempo. Il paziente moribondo abbandonato su una barella qualsiasi di un pronto soccorso qualsiasi. La lista di attesa vana. Il vicolo cieco nel quale sembra essere confinato il tentativo ultimo di avvicinare la democrazia al capitalismo. Di temperare il liberismo con la solidarietà. I doveri con i diritti. Il punto di non ritorno di ciò che, con ostinazione, e nostalgia, si è soliti chiamare “stato sociale”. La formula indovinata che rese grandi – e poco imitabili – le socialdemocrazie scandinave. Quel mondo lì va scomparendo. Sembra eclissarsi in maniera definitiva. Lentamente muore, come recita una poesia di Pablo Neruda. La differenza sostanziale tra Europa e Stati Uniti consisteva, in fondo, in questo sussulto di civiltà da noi rivendicato e da loro abiurato. Il welfare state. La possibilità di accompagnare il cittadino, ogni cittadino, al di la delle sue possibilità economiche, del suo status giuridico, lungo l’intero arco della vita. Dalla culla alla tomba, per dirla con le parole di lord Beveridge. Il servizio sanitario nazionale nacque per questo. Ricorrere alla mutua significava esibire l’orgoglio dell’appartenenza. La famosa trattenuta sullo stipendio metteva più che togliere. Rendeva condivisibile un progetto di società. E l’approdo definitivo all’inclusione che si fa beffa dei privilegi e dei suoi lacchè. Quel sogno a lungo accarezzato, conquistato nel secondo dopoguerra da una politica ancora a suo agio con il progetto, oggi sembra essere divenuto un incubo che neanche la pandemia è riuscito ad esorcizzare. In Puglia – così come in altre Regioni italiane – i posti letto in terapia intensiva, per numero di abitanti, sono parecchio lontani dal rispettare il dettato della legge. Molti ospedali sono carenti di medici e infermieri. Altri ospedali non si riesce a completarli, perché ancora non si sa chi debba tirare fuori gli ultimi milioni di euro. Alcuni esami diagnostici bisogna depennarli più che prenotarli. Il sistema di formazione universitaria ha fallito tutte le previsioni che poteva prevedere. La medicina territoriale è una chimera. Dell’economia bianca non resta che una pozzanghera di acqua stagnante. Di fango macchiante. Se muore la sanità pubblica, in maniera definitiva, torniamo al Medioevo. Tutti, nessuno escluso. A cominciare dai conigli mannari che hanno trovato riparo nelle istituzioni.

 

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