Il precario stato di salute delle casse comunali. La relazione della Corte dei Conti. Il pronunciamento della Corte d’Appello di Lecce, previsto per il prossimo mese, sul maxi contenzioso concernente i BOC. L’assenza di un assessore al Bilancio e alle Finanze nella giunta Bitetti. CosmoPolis vi spiega come stanno realmente le cose. Lunga vita al giornalismo libero, che non contempla padroni
Una politica sbilanciata. Sbilenca. Nella progettualità (che non s’intravede). Nella gestione contabile e amministrativa. E’ sufficiente leggere l’ultima relazione della Corte dei Conti sullo stato di salute delle casse comunali, pubblicata lo scorso 17 novembre, la 180 del 2025, per capire quanto critica sia la situazione. Tra l’altro, fu lo stesso sindaco di Taranto ad illustrare questo stato di cose nella consueta conferenza stampa di fine anno. “Abbiamo ereditato una situazione economica più difficile di quanto potessimo immaginare”, ribadì l’inquilino di Palazzo di Città dinanzi a giornalisti e curiosi. Una ragione in più per considerare inopportuna, incomprensibile, a tratti bizzarra, la scelta di non affidare la delega al Bilancio e alle Finanze comunali ad alcun assessore. E’ stato assegnato tanto, forse molto. E’ stato attribuito il superfluo. Ma Bilancio e Cultura no. I due temi più importanti, il sindaco ha deciso di trattenerli per sé alla fine. Nella città che subì l’onta del dissesto finanziario più importante della storia repubblicana, solo vent’anni fa. Ad ottobre del 2006: per la precisione. Nel luogo relegato da tutte le classifiche nazionali agli ultimi posti per quel che concerne la qualità della vita e la promozione culturale. Ebbene, in un contesto così malmesso, si marca visita. L’azione amministrativa non ha precisi riferimenti, e referenze, politiche. Ma procediamo con ordine.
La Corte dei Conti, mediante la propria relazione, esamina il triennio 2021-2023. Quello antecedente l’elezione di Bitetti. Segnala, per questo arco temporale, l’iscrizione in Bilancio di 444 milioni di euro alla voce “residui attivi”. Cioè: crediti da incassare. E certifica l’esistenza, in egual misura, di accantonamenti al fondo per la copertura degli stessi per un valore di appena 251 milioni di euro. Della serie: non si ha certezza di quanto verrà incassato; si accantonano somme che dovrà, comunque, sobbarcarsi l’ente. Detto in altri termini: una doppia beffa. Sempre la magistratura contabile lancia l’allarme su un altro aspetto economico-finanziario. Quello riferibile ai contenziosi legali. Sul valore delle cause pendenti. Che, al 31 dicembre 2023, corrisponde ad un importo pari a 18,5 milioni di euro. Con un rischio di soccombenza, per gran parte degli stessi, stimato attorno al 100%. Scrivono i magistrati: “L’Ente non avrebbe, in numerosi casi, ragioni fondate per affrontare giudizi che potrebbero configurare un ulteriore esborso per le casse comunali”.
Altro tema dolente è quello della riscossione dei tributi. Più del 50% della Tari, nel bilancio consuntivo 2024, non risulta essere stata riscossa. Stessa cosa accade per le sanzioni concernenti la violazione del Codice della strada. “Critica – sottolinea la Corte dei Conti – è la gestione complessiva della riscossione coattiva di tasse e tributi municipali affidata a concessionari esterni al Comune”. Last but not least, ultimo ma non per importanza, la questione riguardante i BOC: Buoni Ordinari Comunali. Un maxi contenzioso che si trascina da anni. Dai tempi dell’Amministrazione Di Bello. Assessore al Bilancio: Michele Tucci. Il Consiglio comunale dell’epoca approvò l’adozione di un prestito obbligazionario di 250 milioni di euro. Da Banca OPI, un istituto di credito di pertinenza di Banca Intesa. Con queste ingenti risorse l’ente si prefissò di raggiungere due obiettivi: estinguere una serie di mutui accesi con Cassa Depositi e Prestiti. Per un valore, complessivo, pari a 142 milioni di euro. E la realizzazioni di alcune opere pubbliche nella aree periferiche della città (108 milioni di euro). Incassato il prestito, trascorsi alcuni mesi, il Comune venne però dichiarato in dissesto finanziario. E da allora, da 17 anni, si trascina un contenzioso senza fine: tra ente municipale e istituti di credito.
Dopo due gradi di giudizio favorevoli al Comune, nel 2019 la Corte di Cassazione ha rimesso alla Corte di Appello di Lecce la decisione finale di merito. Decisione che dovrebbe essere ufficializzata entro la fine del prossimo mese. Gli scenari ipotizzati sono tre. A. Estinguere completamente il debito, senza prevedee la restituzione della sorte capitale. B. Contemplare la restituzione della sola sorte capitale, senza aggravio d’interessi. C. Riconoscere il contratto così come fu sottoscritto all’epoca dei fatti. Tutti facciamo il tifo per l’opzione A. Qualora, facendo i debiti scongiuri, la decisione dei giudici dovesse propendere per le alternative B e C le cose si complicherebbero di molto. E Taranto potrebbe rischiare un nuovo dissesto economico. Dopo quello del 2006. In soli vent’anni di storia politico-amministrativa. Tutto questo senza avere un assessore al ramo nell’attuale giunta. Qualcuno che si occupi esclusivamente, con competenza, di questi aspetti. Più sbilanciati di cosi.


