lunedì 20 Maggio 24

SIM SALA MIN

Melucci è uno statista senza che nessuno se ne sia accorto. Piu tratta male la sua maggioranza e più consiglieri comunali e referenti politici lo accarezzano. Lo vezzeggiano. Lo amano alla follia. E’ riuscito persino a trattenere, seduti attorno allo stesso tavolo, Di Gregorio e Stellato. Siamo, ormai, ai livelli di Mosè che accompagnò gli israeliti in un Mar Rosso le cui acque improvvisamente si separarono

Nessuno se n’è accorto, a cominciare dai tarantini, ma Melucci è uno statista. Alla stregua di Cavour. In egual misura di un De Gasperi. Con la stessa lungimiranza distruttrice del miglior Moro. Se non fossimo al cospetto di un uomo dalle straordinarie capacità nascoste, invisibili ai più, non potrebbero spiegarsi molte cose. Si farebbe fatica a capire perché, la sua maggioranza politica, più viene trattata male e più resta lì immobile ad ossequiarlo. Ad inseguirlo sul terreno dello sconfinamento dialettico. A coniugare i lacunosi programmi amministrativi, e un consenso elettorale ormai ridotto al lumicino, con il masochismo esacerbato. Mai un sussulto di dignità, mai una presa di posizione, mai la dimostrazione che un po’ di sangue alla fine scorra anche nelle loro vene che non si trovano, nonostante il gettone di presenza. Una maggioranza ridotta a minoranza caratteriale, a muro di gomma della propria insipienza progettuale.

Al pari di Mosè che accompagnò il passaggio degli israeliti, con le acque del Mar Rosso improvvisamente separate, Melucci riesce a far sedere attorno allo stesso tavolo Stellato e Di Gregorio: nemici giurati sino all’altro ieri. E, di fatto, rende ufficiale il passaggio dal governo Cinque Stelle al governo Cinque Stellato. Umilia due volte il Pd, il socio di maggioranza dell’alleanza di centrosinistra: prima abbandonandolo, come si è soliti fare con una moglie fedifraga, poi imponendo allo stesso l’alleanza con gli “odiati” renziani.

Ditemi un po’ voi se quest’uomo, se l’Amerigo Melucci non sia la migliore imbarcazione in forza alla Marina italiana? E’ in grado anche di fare i miracoli, il sindaco di Taranto. Fa scomparire e ricomparire i nominativi sui gruppi WhatsApp della propria maggioranza. Chiedere, sempre a Di Gregorio, conferma di questo prodigio da Sim Sala Min della politica tarantina. Meglio tirare a campare che tirare le cuoia. Andreotti aveva capito tutto più di un quarto di secolo fa.

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