Non si gioca con l’orgoglio di una città. Con la sua identità popolare più profonda. Con la passione sportiva. L’epoca dei conquistadores spagnoli e’ finita da secoli. Il mondo nuovo non può replicare schemi vecchi. Un plauso all’Amministrazione comunale
Stadio Iacovone, il Comune ha scelto l’interesse pubblico. Bene il lavoro di Bitetti, della Giunta e degli Uffici. La vicenda del progetto presentato dai fratelli Ladisa per la gestione esclusiva dello stadio Erasmo Iacovone e di altri impianti sportivi interessati dai lavori per i Giochi del Mediterraneo merita una riflessione che vada oltre la semplice bocciatura amministrativa.
Le motivazioni rese note dal Comune di Taranto restituiscono, infatti, una ricostruzione analitica e puntuale dell’intero percorso, ripercorrendo i rapporti tra le parti, l’evoluzione della proposta e le modifiche intervenute nel corso del tempo, anche in relazione alle scadenze e alle tempistiche della procedura.
Un lavoro certosino, nel quale emerge il contributo degli uffici dirigenziali dell’Ente civico, capaci di mettere in fila elementi, passaggi e criticità, offrendo ai cittadini gli strumenti per comprendere le ragioni della decisione. È proprio la chiarezza delle motivazioni a rappresentare un valore aggiunto: non una scelta calata dall’alto, ma un provvedimento accompagnato da argomentazioni che consentono di valutarne le fondamenta e le finalità.
Il punto centrale è la carenza del progetto sotto il profilo della pubblica utilità. È su questo terreno che l’iniziativa, così come valutata dall’Amministrazione, mostra i suoi limiti. Una proposta che coinvolge beni strategici per la città non può essere giudicata soltanto sulla base delle ambizioni gestionali o delle prospettive economiche dei proponenti. Deve dimostrare, soprattutto, di produrre benefici concreti per la collettività, di sostenere lo sviluppo del territorio e di inserirsi in una visione complessiva del futuro di Taranto.
Da qui una considerazione politica inevitabile: la città non può diventare terreno di conquista, né i suoi impianti sportivi possono essere considerati strumenti per acquisire posizioni di forza in partite che vanno ben oltre il perimetro dello stadio. L’interesse privato, quando incontra il patrimonio pubblico, deve misurarsi con obblighi, obiettivi e responsabilità proporzionati alla rilevanza dei beni coinvolti.
Un aspetto particolarmente delicato riguarda il futuro del calcio tarantino. Una proposta relativa alla gestione dello Iacovone avrebbe dovuto confrontarsi con una prospettiva industriale credibile, capace di considerare il ritorno del Taranto nelle categorie professionistiche e di accompagnare la crescita sportiva e societaria del club. Il futuro della squadra, il valore della sua storia e il legame profondo con la tifoseria non possono essere relegati sullo sfondo quando si discute di un impianto che rappresenta un patrimonio identitario della città.
La maglia del Taranto non è una leva negoziale. Non può diventare uno strumento da utilizzare per rafforzare posizioni contrattuali o interessi che si giocano altrove. Il calcio appartiene alla comunità, alla sua storia e alle aspirazioni di migliaia di tifosi: merita progetti seri, sostenibili e capaci di guardare lontano.
Per queste ragioni è doveroso riconoscere il lavoro svolto dal sindaco Piero Bitetti, dalla Giunta comunale, dai dirigenti e dai funzionari degli uffici competenti, così come il ruolo dalla Giunta comunale che ha votato il provvedimento di bocciatura. In una fase tanto delicata per Taranto, attraversata da difficoltà e incertezze che investono numerosi settori economici e produttivi, amministrare significa anche saper distinguere tra le opportunità realmente utili alla città e quelle che non offrono garanzie sufficienti rispetto all’interesse collettivo.
Non si tratta di chiudere le porte agli investimenti privati, ma di stabilire regole chiare e pretendere proposte all’altezza delle esigenze del territorio. Taranto ha bisogno di capitali, competenze e iniziative capaci di generare sviluppo, non di operazioni che rischino di lasciare in secondo piano il bene comune.
In questa occasione, l’Amministrazione Bitetti ha rivendicato il primato dell’interesse pubblico attraverso una decisione motivata e sottoposta al vaglio degli organi competenti. Un segnale importante: la città viene prima di qualsiasi progetto e nessuna prospettiva di gestione può prescindere dal vantaggio concreto per la comunità.
È da questa chiarezza, dal rigore amministrativo e dalla capacità di tutelare il patrimonio collettivo che Taranto deve ripartire.



