Il sindacato denuncia lo stato di allerta di duemila donne in difficoltà e racconta la storia di Lucia, mamma di due gemelli che fa “i salti mortali per lavorare”
Cosa succede se lavoro e bisogno dei cittadini non si incontrano? Uno dei casi più emblematici del momento è quello del servizio mense per le scuole di Taranto, con 90 addetti a casa e circa 2mila bambini lasciati senza pasto.
La denuncia arriva dalla segretaria provinciale della CGIL di Taranto, Tiziana Ronsisvalle, che con la delega anche alle politiche di genere, aggiunge pepe ad una vertenza che pesa soprattutto sulle spalle delle donne.In 15 scuole tarantine, infatti, sulla carta risulterebbe esserci il tempo pieno.”Ciò significherebbe nella maggior parte dei casi che le mamme possano ad esempio lavorare senza l’ansia del pasto caldo alle 13 o gli slalom nel traffico per andare a prendere i bambini da scuola – dice Ronsisvalle – ma a quasi un mese dall’inizio dell’anno scolastico tutto è ancora in alto mare”.Una vertenza di lavoro, già denunciata dai sindacati di categoria del settore dei servizi, che oggi assume anche i connotati di una vertenza sociale.”
Questa impasse è figlia di una mancata programmazione che tutti gli anni pagano i lavoratori addetti alle mense – dice ancora Ronsisvalle – lasciati a casa nel periodo di chiusura delle scuole, senza ammortizzatori sociali o sostegni al reddito, e che ogni anno sono costretti ad attendere i tempi della burocrazia. Ma c’è accanto a ciò il danno che si crea alla comunità scolastica e a quelle 2mila famiglie che spesso optano per il tempo pieno per motivi di necessità e organizzazione del lavoro dei genitori e delle mamme in particolare”.



