di Armando De Vincentiis
La figura del patriarca oggi è ancora necessaria? E per cosa? Per le narrazioni dei rotocalchi televisivi
Un tempo il patriarca era qualcuno da temere e rispettare, colui che decideva come andava la vita in famiglia, distribuiva premi e punizioni e teneva tutti dritti. Oggi invece sembra una caricatura di se stesso, il cosiddetto “scemo del villaggio” Crede di avere il controllo, ma in realtà non riesce nemmeno a controllare le proprie opinioni. Si illude di governare la famiglia, ma il suo ruolo è più decorativo che reale.
Tutti gli danno rispetto di facciata, annuiscono e lo assecondano davanti a lui, mentre alle spalle lo prendono in giro. La moglie, le figlie, i figli conoscono tutti i segreti di casa, tutti tranne lui. È l’unico a non sapere niente, eppure continua a credersi il custode di tutto.La sua unica funzione, se è l’unico a lavorare, è portare i soldi a casa. Li porta lui, ma li gestiscono tutti gli altri, senza che possa decidere nulla. Non sa nemmeno quanto si spende in cose apparentemente banali come la spesa settimanale o l’abbonamento alla palestra delle figlie. Eppure si compiace della sua presunta indispensabilità, convinto che senza di lui la famiglia crollerebbe.
Si vanta della rigidità educativa delle figlie, convinto che non abbiano mai avuto un fidanzato, e si mostra fiero quando dice agli amici che a casa sua “i ragazzi non entrano mai”. Non immagina che dietro quella scena perfetta la realtà sia diversa, che le figlie escano di nascosto o parlino con i loro amici al telefono mentre lui è impegnato a leggere il giornale.
L’unico momento in cui riesce davvero a imporre la sua volontà è l’ora di pranzo. Allora tutti si siedono a tavola perché vuole che sia così, e lui osserva fiero il suo piccolo regno. Si sente potente quando vede tutti serviti e ordinati, come se quello bastasse a dimostrare il suo controllo. A volte, mentre lui mangia il suo piatto con soddisfazione, le figlie ridacchiano tra di loro o scambiano messaggi sul telefono, e lui non se ne accorge, convinto di avere tutto sotto controllo.
Anche le piccole abitudini quotidiane diventano un teatro della sua presunta autorità. Decide a che ora si guarda la televisione, a che ora si fa la spesa, come si apparecchia la tavola. Tutto questo gli dà l’illusione di governare, mentre la vera vita scorre senza di lui. Può pensare di guidare la famiglia come un capitano guida la sua nave, ma in realtà è come un fantoccio seduto al timone di una barca che va da sola.
Questo è il patriarca di oggi, un uomo che si crede sovrano ma che è solo un re fantoccio che regna nella sua immaginazione, mentre il resto della famiglia recita ogni giorno una commedia fatta di obbedienza apparente e libertà segreta. Si aggrappa a gesti insignificanti, a rituali come il pranzo o il controllo dei soldi, e crede di essere ancora al centro di tutto, senza accorgersi che il vero potere scorre attorno a lui, silenzioso e lontano dalla sua vista.
La vera violenza è responsabilità individuale. E quando l’uomo impone la sua autorità con la violenza? Beh, questo non è più il patriarca, questo è solo un delinquente. E oggi, purtroppo, grazie al bombardamento mediatico che punta solo a ottenere emozioni forti, molti finiscono per confondere il criminale con il patriarca. Si confonde il delinquente con il patriarcato, e così quando accadono atti violenti o addirittura femminicidi, si fa passare l’idea che sia tutta colpa della cultura patriarcale.Dietro a questa narrazione c’è un meccanismo molto preciso.
I media sanno bene che la responsabilità individuale è difficile da controllare o spiegare. Nessuno può davvero prevedere quando un individuo sceglierà di compiere un crimine, un atto violento o un gesto psicopatico. La società non ha strumenti reali per garantire che ogni singolo comportamento sia “giusto” o “controllato”.
Così, per dare l’illusione di ordine e controllo, si butta la responsabilità sulla società intera, sulle regole, sulle culture o sulle strutture sociali.
La cultura patriarcale diventa il capro espiatorio perfetto: una costruzione fittizia, un’etichetta teorica, un fantasma che serve a spiegare tutto senza guardare al vero problema, che è il comportamento di un individuo.In questo modo si ottiene un effetto duplice. Da un lato si alimenta indignazione, paura ed emozione, che sono esattamente quello che il sistema mediatico vuole. Dall’altro si dà l’illusione che cambiando qualcosa “là fuori”, nella società o nella cultura, si possa avere un maggiore controllo sulla responsabilità individuale.
Ma in realtà non è così. La responsabilità individuale resta saldamente nelle mani di ciascuno, e non può essere delegata né alla società né a presunte costruzioni culturali.Il rischio, così, è enorme: si distorce la realtà, si nascondono i veri criminali dietro a idee astratte e si fa passare per patriarcato ciò che è solo violenza personale. Si allontana lo sguardo dal problema reale e si crea un falso senso di comprensione e di controllo, quando l’unico vero punto da affrontare è che esistono persone che scelgono di fare del male e devono risponderne personalmente.
Alcuni obiettano che il vero nodo non sia “patriarcato sì o no”, ma come bilanciare l’analisi sistemica con la responsabilità personale. In realtà, ciò che l’articolo evidenzia è che sono i media a deviare il concetto di patriarcato. Da un’idea originaria che osservava disparità di genere nella società, lo hanno trasformato in una spiegazione universale: qualsiasi cattiveria, violenza o abuso di un uomo viene presentata come conseguenza inevitabile del patriarcato, spostando così l’attenzione dalla responsabilità individuale al condizionamento culturale.
E perché succede questo? Perché oggi si sta diffondendo la moda di fare dell’uomo il capro espiatorio di ogni disagio femminile. Ogni frustrazione, ogni rabbia, ogni problema viene in qualche modo ricondotto al maschio, come se fosse sempre e comunque colpa sua. Questo crea un nemico da combattere, un bersaglio facile su cui scaricare emozioni e responsabilità. Così, al posto di affrontare i problemi reali, che riguardano scelte individuali e situazioni complesse, si concentra l’attenzione su un’idea astratta, trasformando l’uomo in simbolo di un sistema oppressivo che spesso nella vita reale non esiste in quella forma così netta. Tuttavia la figura del pateriarca oggi è ancora necessaria, e per cosa? Per le narrazioni dei rotocalchi televisivi.
Credit dipinto Costanzi Placido (1751)
palazzo Arcivescovile Udine


