“Per anni Taranto ha parlato del mare, l’ ha evocato come promessa di sviluppo, ma troppo spesso l’ha lasciato oltre un confine che non avrebbe mai dovuto esistere. Oggi quei luoghi appaiono chiusi, abbandonati, segnati dal tempo: sono il simbolo dell’ immobilismo, dell’ inerzia che si sono diffusi lentamente e inesorabilmente, come un morbo che ha infettato la città”
A Taranto non mancano idee né progetti: ciò che serve oggi è trasformarli in realtà, restituendo alla città gli spazi che le appartengono e valorizzando finalmente il mare come risorsa economica, culturale e identitaria. Tre luoghi in particolare, il muraglione dell’Arsenale, l’ex Tartarugaio e l’ex Gambero, da sempre sotto gli occhi ormai distratti e disillusi della comunità, custodiscono più di altri il potenziale inespresso della città e ci offrono la possibilità di ricucire il rapporto storico con i
due mari.
Per anni – sottolinea Confartigianato nella nota – Taranto ha parlato del mare, l’ha evocato come promessa di sviluppo, ma troppo spesso l’ha lasciato oltre un confine che non avrebbe mai dovuto esistere. Oggi quei luoghi appaiono chiusi, abbandonati, segnati dal tempo: sono il simbolo dell’immobilismo e dell’inerzia che si sono diffusi lentamente e inesorabilmente, come un morbo che ha infettato la città. Eppure, quegli stessi luoghi
rappresentano ancora oggi la leva più concreta e visibile per restituirci un futuro con il mare al centro.
Il muraglione dell’Arsenale – aggiunge – ne è l’esempio più lampante: da sempre è un muro cieco, pesante, che interrompe lo sguardo e spezza la continuità urbana. Ma immaginiamo quel confine trasparente, libero da barriere: il mare che riemerge, la luce che lo attraversa, la città che torna a respirare. Un gesto urbanistico semplice e al tempo stesso così radicale, capace di cancellare una frattura ormai priva di senso e restituire alle generazioni presenti e future la possibilità di godere di uno dei tratti più evocativi della città.
Anche l’ex Tartarugaio, affacciato sul Mar Grande, si presenta come un edificio stanco, ignorato dai turisti che sbarcano dalle navi da crociera. Eppure, il suo potenziale è tutt’altro: uno spazio che può diventare un vero faro urbano e quindi un “Centro del Mare”, in grado di accogliere e raccontare, con spazi museali, divulgativi e culturali, e con una terrazza aperta ai visitatori e ai cittadini. Un presidio capace di rappresentare l’identità marittima di Taranto e di generare nuova economia.
Infine l’ex Gambero, fermo da anni e oggi in stato di abbandono e degrado, è anch’esso simbolo delle occasioni che non vengono colte. Ai piedi della Città Vecchia e in posizione panoramica e strategica, di raccordo con le periferie occidentali della città, va ripensato come uno spazio di comunità: artigiani, eventi, produzioni locali, incontri culturali. Uno spazio vivo, riconoscibile, capace di restituire socialità alla vita quotidiana tarantina e di diventare punto di riferimento per residenti e visitatori.
È già accaduto altrove – conclude – : a Marsiglia, dove un’area dismessa è diventata il MUCEM (Museo delle Civiltà dell’Europa e del Mediterraneo); a Barcellona, dove vecchi moli industriali si sono trasformati in spazi culturali vivi; e, senza andare troppo lontano, a Genova, dove il Porto Antico ha trasformato un’area industriale in un centro culturale e turistico che oggi attira milioni di visitatori.


