“La grande industria così come concepita e strutturata sino ad oggi non sarà più in grado di creare uno sviluppo diffuso del territorio”
E anche settembre è passato via veloce -affermano nella nota- introducendo l’ennesimo autunno difficile per il territorio, che continua a vivere stagioni complicate e sfide che la città ed i suoi abitanti stentano a voler affrontare, manifestando ampiamente una forte resistenza alla volontà di cambiamento per un futuro diverso dall’economia monosettoriale della grande industria. L’economia tarantina disegnata nel secolo scorso si è da tempo sgretolata sotto la falce del ridimensionamento del più grande Arsenale militare d’Italia, del più grande insediamento nazionale della Marina Militare, di uno dei più grandi porti commerciali del mediterraneo e del più grande polo siderurgico d’Europa. Ora è un territorio che attende, attende….
E mentre la città attende, i risultati sono che la grande industria così come concepita e strutturata sino ad
oggi non è e non sarà più in grado di creare uno sviluppo diffuso del territorio, altrimenti non saremmo costantemente ai primi posti tra le provincie con valore medio più alto di ore di cassa integrazione ed i nostri
giovani non sarebbero costretti ad emigrare per realizzarsi professionalmente, considerato l’alto tasso di
disoccupazione giovanile. Per di più la monocultura industriale ha prepotentemente reso marginale lo
sviluppo del turismo, dell’economia del mare, dell’artigianato, dell’agricoltura e allevamento, e quando la crisi di quel sistema Taranto ha iniziato a mordere ha iniziato a mettere drammaticamente in sofferenza
anche il commercio. Una tempesta perfetta, e nelle migliori delle ipotesi, avremo presto un ulteriore rigurgito
di 3000/4000 esuberi dalla sperata riconversione green dell’acciaieria. La soluzione che ci viene prospettata dallo Stato e dall’Unione Europea è piuttosto chiara e pure vantaggiosa:
una “riconversione economica” del territorio accompagnata da un’impressionante dotazione finanziaria già messa a disposizione per Taranto, con il CIS e soprattutto con il Just Transition Fund. Ma come
Confartigianato ha già detto, il territorio non si è fatto trovare pronto. Oltre a mancare la bonifica ambientale, manca tuttora la condivisione di una visione strategica per la nuova economia del territorio, quale modello di crescita sostenibile ed inclusiva da adottare per valorizzare le specificità del territorio e migliorare la qualità della vita di tutti i cittadini, allargando la garanzia di pari opportunità per tutti e non solo per i soliti pochi.
Tutte le vecchie problematiche che compromettono la tenuta sociale ed economica di Taranto sono ancora
tutte in essere. Ci sembra naturale pensare che il primo passo per normalizzare un territorio così devastato
socialmente, ambientalmente ed economicamente come il nostro, sia quello di rilanciare l’economia di
vicinato, che da sola contribuisce ad una città sana perché ne rafforza il tessuto sociale, la vitalità urbana e ne supporta l’economia locale. I negozi di prossimità, cioè i commercianti e gli artigiani che operano nelle nostre strade, attraverso il loro storico ruolo sociale, stimolano la socializzazione e l’interazione nei quartieri,
arricchendo l’ambiente urbano e creando un senso di comunità. Paradossalmente le strade di Taranto non
sono più luoghi di incontro, di relazione tra i cittadini, sono pochissime ormai le strade ancora vive ed
attrattive. Un fallimento che parte da lontano, ma che non vede ancora oggi una svolta positiva.”
Sappiamo – continuano- che la nuova amministrazione comunale ha voglia ed intenzione di invertire la rotta, di concentrarsi sul destino sociale ed economico delle nostre strade, dell’economia di vicinato, della vita quotidiana dei cittadini e Confartigianato non può che apprezzare ed impegnarsi nella massima possibile collaborazione. Ma occorre accelerare i tempi, i negozi continuano a chiudere, i piccoli imprenditori si arrendono stremati non solo dalla concorrenza della grande distribuzione e dall’e-commerce, ma anche dall’umiliazione per l’indifferenza e scarsa attenzione di chi è demandato a risolvere i problemi.
Allora ribadiamo la fiducia e la collaborazione per affrontare alcune importanti priorità d’intervento. Iniziamo proprio dalla chiarezza sullo sviluppo urbanistico della città con l’approvazione di un Piano urbanistico generale flessibile ed orientato alla rigenerazione urbana e non al consumo di ulteriore suolo, che escluda chiaramente la possibilità che la città e gli interessi economici si spostino verso l’area del nuovo ospedale, procedendo invece ad un piano complessivo di valorizzazione della Città Vecchia e del Borgo. Tutto ciò
consentirà agli imprenditori che vogliono investire di poter fare scelte azzeccate sui luoghi dove farlo.
Occorre investire quotidianamente sul decoro urbano, pulizia e sicurezza, perchè investire in arredo urbano
e in strade riprogettate per le persone non è solo una questione estetica, ma un modo efficace per rendere
la città un luogo migliore in cui vivere e visitare, come in tante parti d’Italia, attutendo cosi il problema della
desertificazione residenziale e commerciale.
Sulla mobilità urbana e parcheggi si gioca il destino dell’economia di vicinato. Sperando che il sistema BRT
possa un giorno davvero centrare l’obiettivo, ma nell’immediato occorre adottare soluzioni permanenti che facilitino l’accesso, la circolazione ed il parcheggio in città riportando la cittadinanza a frequentare le nostre
strade anche negli acquisiti, altrimenti la BRT finirà per attraversare il deserto commerciale.
Altro tema urgentissimo -concludono- è il peso della fiscalità locale. Assurdo e non più tollerabile, con le tariffe ai massimi consentiti, con una TARI pesantissima nonostante la “ingegnosa” raccolta differenziata. Roba da pazzi!
Urgente revisione del Piano strategico del commercio, uno dei principali atti di pianificazione di
un’amministrazione comunale, per orientare lo sviluppo del commercio locale in modo equilibrato e
sostenibile, promuovendo la riqualificazione, l’innovazione e la crescita delle attività esistenti e la nascita di nuove realtà, sciaguratamente approvato lo scorso anno, col solo parere contrario di Confartigianato che ne ha evidenziato il completo disimpegno (basta leggerlo) del Comune nei confronti dei mercati e delle attività di vicinato, senza nemmeno indicare le promesse incentivazioni per coloro che vogliono aprire una nuova
attività e per coloro che già operano in zone particolarmente svantaggiate della città. Importante è anche definire un’azione costante sul contrasto alle attività abusive ed illegali nei settori dell’artigianato e del
commercio.Impegnarsi con competenza e professionalità nello sviluppo del turismo, che ha tutte le potenzialità per rappresentare una gamba importante dell’economia territoriale. Rinnoviamo per tanto l’ invito al sindaco Bitetti e alla sua giunta che sappiamo già a lavoro su diversi fronti ad avviare il confronto anche su questi temi.


