Secondo gli ultimi dati Istat, diminuiscono ancora le nascite nel capoluogo ionico e più in generale nel Mezzogiorno, dove l’aspettativa di vita si conferma più bassa rispetto al resto d’Italia
La popolazione italiana resiste…grazie alle immigrazioni dall’estero.
È quanto emerge dall’ultimo report dell’ISTAT, secondo cui alla data dell ‘1 gennaio 2024 la popolazione residente in Italia è pari a 58 milioni 990mila unità, con un calo di 7mila unità rispetto alla stessa data dell’anno precedente (-0,1 per mille abitanti).
La popolazione straniera aumenta del 3,2% e popola soprattutto il Nord e in Centro Italia, mentre prosegue la riduzione della popolazione di cittadinanza italiana (53 milioni 682mila unità), 174mila in meno rispetto al 1° gennaio 2023 per una variazione pari al -3,2 per mille.
Ma osservando questo calo demografico nel dettaglio si può notare che, mentre al Nord la popolazione aumenta e al Centro risulta stabile, è proprio nel Mezzogiorno che troviamo, invece, un saldo negativo: 126mila italiani residenti in meno.
Notizia positiva, invece il calo dei decessi ma anche l’aumento della speranza di vita di sei mesi, seppure con marcate differenze territoriali, come già affermato e rilevato in precedenza: nel Mezzogiorno, infatti, si registrano i valori più contenuti della speranza di vita alla nascita, 80 anni per gli uomini e 84,3 anni per le donne, su una media nazionale rispettivamente dell’81,1 per i maschi e dell’85,5 per le femmine, che arriva a 82 e 86 in regioni come il Trentino Alto Adige.
Un altro dato piuttosto significativo è quello della denatalità che, come riporta l’ISTAT, non conosce soste dal 2008: un altro minimo storico per il 2023, con solo 379mila bambini venuti al mondo.
Il numero medio di figli per donna scende così da 1,24 nel 2022 a 1,20 nel 2023, avvicinandosi di molto al minimo storico di 1,19 figli registrato nel lontano 1995. Una contrazione che interessa tutto il territorio nazionale, con lievi variazioni: il Mezzogiorno infatti, registra un tasso di fecondità più alto rispetto al resto del Paese.
In Puglia l’età media per la donna che partorisce il primo figlio è di 32,5 anni, in linea con la media nazionale.
Infine, la popolazione italiana continua a invecchiare: il Centro e il Nord, caratterizzati da una struttura di popolazione relativamente più anziana, presentano una proporzione di giovani (0-14 anni) rispettivamente pari al 12,1% e all’11,8%. Nel Mezzogiorno la quota è invece del 12,5%, ancora la più alta pur se in calo.
I DATI DI TARANTO
Ma qual è la situazione nel capoluogo ionico e provincia? L‘età media è di 46,8 anni, in linea con quella regionale, mentre la popolazione di età compresa tra 0 e 14 anni rappresenta solo l’11,9% del totale.
La speranza di vita per gli uomini è di 80 anni e per le donne di 84, 7 anni, in linea con la media meridionale ma decisamente più bassa di quella nazionale e delle regioni del Centro-Nord.
Dato rilevante il calo demografico: le nascite diminuiscono del 2,1% rispetto al 2022, con poco più di un figlio per donna. L’eta media al primo parto è di 32 anni, in linea con la media nazionale e pugliese.
La città presenta, infine, un saldo negativo tra nascite e morti del 5,2%: se il tasso di natalità, infatti, si attesta sul 6,1%, quello di mortalità è dell’11,3%.
La popolazione tarantina, insomma, come in altre città pugliesi e del Mezzogiorno, continua inesorabilmente a diminuire, complice il fenomeno inarrestabile della denatalità ed un basso flusso migratorio rispetto alla regioni del Centro-Nord, oltre ad un’aspettativa di vita più bassa del resto del Paese.


