Il segretario nazionale della Fiom lancia un appello alla Premier Meloni. “Il Governo si assuma la responsabilità. Noi abbiamo bisogno di avere una soluzione, di fare un reset e ripartire dando certezza alle persone, perché quello che sta venendo meno su questa vicenda è il senso dello Stato”
“Questo bando di vendita si sarebbe dovuto chiudere, a detta del ministro Urso, a giugno scorso. Ci era stato detto che ormai era fatta, che con Baku Steel era finita e che si faceva l’accordo e mancavano solo i dettagli. Siamo quasi ad un anno di distanza. Poi sono arrivate le roboanti dichiarazioni sui giornali di Flacks e dopo è tornato in corsa Jindal. Ecco, abbiamo perso un anno”. Lo ha detto il segretario nazionale della Fiom Cgil, Michele De Palma, parlando della vertenza ex Ilva durante l’assemblea generale del sindacato a Taranto.
“Noi abbiamo sottolineato una cosa molto semplice, cioè che una società partecipata pubblica – ha aggiunto – già esiste. Si chiama Dri Italia ed è partecipata dallo Stato. Aveva il compito tra l’altro di costruire i Dri che sarebbero serviti per il processo di decarbonizzazione. C’è un ritardo determinato dal fatto che la società non è messa nelle condizioni di poter fare quello per cui è stata costituita”.
Per De Palma “un soggetto pubblico c’è già, non bisogna andare a cercarlo in giro per il mondo. Poi ci sono i soggetti privati che vogliono concorrere e sono bene accetti ma noi dobbiamo risolvere i problemi perché non se ne può più, perché stiamo buttando soldi. I lavoratori vengono pagati per stare a casa e nel frattempo va avanti il processo di depauperamento degli impianti”.
De Palma ha rivolto “un appello alla presidente del Consiglio Meloni. Siamo alla vigilia dell’1 maggio e forse quello di cui avremmo bisogno prima dei decreti è che il governo si assuma la responsabilità. Palazzo Chigi si assuma la responsabilità ovviamente coinvolgendo gli organizzazioni sindacali, facendo assumere una responsabilità alle Regioni e ai Comuni che sono coinvolti. Noi abbiamo bisogno di avere una soluzione, di fare un reset e ripartire dando certezza alle persone, perché quello che sta venendo meno sulla vicenda Ilva è il senso dello Stato. La nostra – ha concluso – è una Costituzione fondata sul lavoro e c’è il diritto di avere la salute, il diritto di avere la tutela dell’ambiente”. (Ansa)



