di Rosa Surico
Tra mare, messaggi di fede, leggende, ori e dolce, la Città dei due Mari, verso la festa, il 10 maggio, del patrono, il Monaco irlandese, il vescovo vissuto nel VII secolo
San Cataldo, il rosso; colui che a Taranto e non solo, ha perfino ispirato la nascita del cognome “Russo”, dall’ espressione tipica tarantina “U russ”. Era il 18 gennaio del 1811, dagli archivi di Stato, si viene a conoscenza della nascita di un bambino abbandonato alla Ruota degli Esposti in Città Vecchia, il cui esemplare originale è conservato all’interno dell’ex monastero di Santa Chiara, oggi sede del Tribunale dei Minorenni.
Al bambino viene dato il nome di Generoso Russo, come buon auspicio e manifestazione della protezione del Santo perché rimasto orfano. San Cataldo, bambino lui stesso, prodigio che dall’ Irlanda arriva nella Città dei due Mari attraverso mille peripezie seguendo l’ ordine di Gesù: “Vade Tarentum”.
Di lui si sà poco e molto, attraverso le letture e libri a lui dedicati, si viene a conoscenza con certezza che visse almeno vent’anni in città dopo che fu proclamato Vescovo, ma la sua venerazione iniziò il 10 maggio del 1071. In questa data fu ritrovato il sarcofago di marmo che emanava un forte profumo, da un gruppo di operai intenti a fare degli scavi nella chiesa originaria di San Giovanni al Parco.
All’ interno il suo corpo in perfetto stato di conservazione e una crocetta d’ oro, olografa, su cui era inciso a caratteri latini il nome “Cataldus”.
La crocetta così come gli ori di San Cataldo, sono conservati al museo diocesano Mudi. La riproduzione dell’ anello Pastorale del Santo, ci rimanda una delle più famose leggende su di lui. Si narra che San Cataldo u Russ, di ritorno dalla Terra Santa compì il suo miracolo: calmò una tremenda tempesta nel Mar Grande di Taranto buttando in acqua l’ anello. L’ acqua in quel punto iniziò a risalire formando un vortice di acqua dolce, tuttora noto come “Anello di San Cataldo” o citro. E sono i Citri di Taranto appunto straordinarie sorgenti sottomarine di acqua dolce che sgorgano nel Mar Piccolo che creano un fenomeno che somiglia al ribollimento. Queste sorgenti sono fondamentali per l’ ecosistema marino.
Da molti anni, precisamente dal 2007, l’ Anello di San Cataldo è anche un dolce ideato da un pasticciere della città, Giovanni Doro e riprodotto ovunque in molte varianti. Il dolce combina la pasta frolla dolce e la pasta sfoglia salata con un ripieno di marmellata di limoni, di noci e la cui decorazione prevede mandorle tostate.
La presenza del Santo in città è vivida e spazia dalla fede alle leggende, al racconto di miracoli – tanti sin da quando era un bambino che viveva ancora in Irlanda – alle invocazioni, alle preghiere sussurrate a Maggio e non solo, perfino alle imprecazioni. In Città Vecchia, nell’ isola, la Basilica Cattedrale di San Cataldo che é la più antica della Puglia, appare come un faro. Uno dei versi famosi della sua preghiera di Protezione dei naviganti e della città recita così:
“San Catàvete ve’ pe’ mmáre, / Nu valènde marenáre; / San Catàvete prutettóre, / Ne prutègge cu tutt’u córe…”.
” San Cataldo va per mare, un valoroso marinaio. San Cataldo protettore ci protegge con tutto il cuore”.
San Cataldo il Santo che navigando per mari da Munster, arrivò a Taranto.
Munster, considerata la provincia più meridionale e rigogliosa dell’Irlanda, a sud ovest, con un clima mite influenzato dalla Corrente del Golfo. L ‘intera regione è caratterizzata da una vegetazione lussureggiante e paesaggi variegati, il cui nome deriva dalla dea pre- cristiana Muma.
La sua economia florida si basa sul turismo, l’ agricoltura (allevamento), la pesca. Solido anche il settore industriale, in particolare farmaceutico, tecnologico e agroalimentare.
Munster come Taranto? Fosse questo un altro dei messaggi criptici non ancora svelati, la reale Missione del Santo giunto a Taranto misteriosamente? Fantasiose illazioni di fede. Le vie del Signore possono essere davvero infinite. Cercasi fanatici della fede per Taranto, ops… San Cataldo.



