di Rosa Surico
Concluso il vertice a Roma dopo la mobilitazione degli operai, partiti dalla Puglia e dalla Basilicata in 500
Dopo la rottura dei giorni scorsi tra azienda e sindacati avvenuta nella Confindustria di Bari, ritorna il dialogo. Le sigle sindacali, a firma unitaria, avevano già prospettato la mobilitazione di questa mattina, in seguito all’ annuncio della multinazionale del sofà di un nuovo piano: 500 esuberi, incentivi all’ esodo e la chiusura dello stabilimento Jesce2 di Santeramo in Colle, il più grande. Spunta l’ ipotesi degli ammortizzatori sociali con 1800 dipendenti in cassa integrazione al 50% media solo per tre anni.
Il confronto serrato è durato tre ore, dalle 14.00 e l’ esito è stata l’ approvazione all’ apertura di un tavolo nazionale per la vertenza Natuzzi che dura ormai da vent’anni.
I sindacati – fanno sapere – che grazie al ruolo svolto dal Ministero, è stata condivisa la necessità di ristabilire corrette relazioni industriali e un metodo di confronto preventivo sulle scelte strategiche aziendali da svolgersi direttamente presso il ministero, nelle giornate del 10 e 11 marzo.
L’azienda che conta una forza lavorativa proveniente da Laterza, Matera, Santeramo, Gravina, Altamura e Ginosa, dovrà dettagliare le informazioni alla base delle decisioni che incidono sull’assetto industriale e occupazionale, riconoscendo la centralità del confronto. Le stesse sigle sindacali hanno ribadito la necessità di sospendere le decisioni fino al termine del confronto e che la chiusura è inaccettabile.
Resta di prioritaria importanza il tema del rientro in Puglia delle produzioni spostate in Romania.
” Basta contributi a chi non rispetta gli accordi, il made in Italy si fa in Italia non all’ estero” – così uno striscione presente tra i manifestanti.

I sindacati all’ uscita dal Mimit: “È difficile, ma ci crediamo. Non è tempo di mollare. Il segnale di apertura è positivo. “Devono sentire che ci siamo“.


