“Sovraffollamento detentivo e altri deficit organizzativi toccano i livelli più critici in Puglia e nel capoluogo jonico”. Ministro Giustizia: “Sistema obsoleto”
Un altro suicidio in carcere. “Un detenuto si è suicidato nel pomeriggio nella Casa Circondariale di Taranto. Cinquantunenne, originario di Catania, ma residente a Taranto, era stato arrestato solo ieri”. A darne notizia è Gennarino De Fazio, Segretario Generale della Uilpa Polizia Penitenziaria.
“Si tratta del 16esimo suicidio di un detenuto nel corso dell’anno (ma potrebbe essere il 19esimo se si considerassero coloro per i quali non è stata accertata la volontarietà del gesto) – spiega – cui aggiungere un appartenente al Corpo di polizia penitenziaria che qualche settimana fa si è tolto la vita in Campania”. “Sovraffollamento detentivo, deficienze organizzative, strumentazioni e tecnologie inadeguate e organici carenti per tutte le figure professionali, che toccano i livelli più critici proprio in Puglia e a Taranto, non consentono oggettivamente neppure d’ambire al perseguimento degli obiettivi indicati dall’art. 27 della Carta costituzionale e – aggiunge il sindacalista – soprattutto mettono a repentaglio la sicurezza di reclusi e operatori. Necessitano misure emergenziali e parallele riforme strutturali che reingegnerizzino l’architettura dell’esecuzione penale e, in particolare, quella carceraria. L’introduzione dei medici del Corpo di polizia penitenziaria promulgata proprio ieri con il decreto-legge n. 44 è un ottimo passo in avanti. Ora bisogna renderlo effettivo e accelerare su tutto il resto, nella direzione peraltro annunciata anche dal sottosegretario al Ministero della Giustizia, con delega al Dap, Andrea Delmastro delle Vedove”.
Proprio nella serata di ieri intervistato da Fabio Fazio a “Che tempo che fa” il ministro della Giustizia Nordio ha parlato del sistema carcerario e del numero dei suicidi in crescita tra la popolazione detenuta: “Abbiamo un sistema che è obsoleto, – ha spiegato – è difficilissimo costruire delle carceri perché nessuno le vuole alle proprie spalle”. Quindi “la mia proposta è adattare tutta una serie di caserme dismesse” che “sono perfettamente compatibili con la sicurezza di un carcere e che consentono le due attività che sono fondamentali nella rieducazione del detenuto: lo spazio aperto, quindi lo sport, e il lavoro. Nulla quanto il lavoro riduce all’interno di un carcere la conflittualità e la tensione e rieduca”.



