La misura, inserita nel decreto legge atteso in Consiglio dei ministri, punta a mantenere gli altiforni in preriscaldo fino alla decisione della Cassazione. L’obiettivo è preservare gli impianti di Taranto ed evitare che uno spegnimento totale ne comprometta il possibile riavvio
Una norma per evitare lo spegnimento completo degli impianti dell’ex Ilva di Taranto prima della pronuncia della Corte di Cassazione. È quanto previsto, secondo quanto riferito dall’AGI, nel decreto legge sull’ex Ilva atteso in serata all’esame del Consiglio dei ministri. L’obiettivo è preservare gli impianti dell’area a caldo, scongiurando il rischio che un eventuale pronunciamento favorevole della Suprema Corte arrivi quando il fermo degli altiforni ne abbia già compromesso la funzionalità.
La misura era stata anticipata l’8 ottobre, durante il vertice a Palazzo Chigi, dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano. In quell’occasione, Mantovano aveva chiarito che l’intenzione del governo non era quella di neutralizzare il decreto della Corte d’Appello di Milano attraverso una nuova norma, un’operazione che aveva definito giuridicamente impossibile, ma di evitare che l’esecuzione integrale dell’ordine di spegnimento degli altiforni rendesse inutile un’eventuale decisione della Cassazione favorevole alla prosecuzione dell’attività.
“Non si tratta di una norma di disapplicazione del decreto della Corte d’Appello – aveva precisato il sottosegretario – ma di una norma che consenta, qualora ci siano i margini dal punto di vista giuridico ed economico, di mantenere in riscaldo gli impianti fino a quando non c’è chiarezza sulla decisione della Corte di Cassazione”.
Secondo quanto si apprende, sarebbero stati verificati i margini per evitare lo spegnimento completo degli impianti e scongiurare un pregiudizio irreversibile alla loro funzionalità. La disposizione sarebbe quindi stata inserita nel nuovo decreto legge. In assenza di produzione, gli impianti dell’area a caldo dello stabilimento di Taranto verrebbero mantenuti in preriscaldo fino al deposito della decisione della Cassazione, chiamata a esaminare i ricorsi presentati da Ilva e Acciaierie d’Italia contro il decreto di fermata emesso dalla Corte d’Appello di Milano.
La misura punta a evitare che un’eventuale pronuncia favorevole all’annullamento del provvedimento dei giudici milanesi arrivi troppo tardi per salvaguardare gli impianti. Il rischio è legato alla scadenza del 25 ottobre, termine entro il quale, in base all’ordine della magistratura, l’area a caldo di Taranto dovrà fermarsi.
Il decreto legge dovrebbe contenere anche ulteriori misure per l’ex Ilva, tra cui il ricorso alla cassa integrazione per i dipendenti diretti di Acciaierie d’Italia e per i lavoratori delle aziende terze.



