Ai lavoratori non possiamo più chiedere di avere pazienza, magari con l’ennesimo provvedimento di cassa integrazione. Così come ai cittadini non possiamo più promettere che l’inquinamento sarà ridotto con una conversione che, però, avrà bisogno di anni a trazione fossile. E, infine, a indotto e tessuto produttivo non possiamo più dire di sperare in una diversificazione che, tuttavia, non ha una concreta pianificazione
Sono passati circa 5 mesi e, purtroppo, il mio auspicio resta sempre lo stesso: per venir fuori dal pantano nel quale si è cacciata la transizione giusta dell’ex Ilva, servono maggiore trasparenza e un coinvolgimento diretto dello Stato nell’ammodernamento degli impianti. Così Giovanni Azzaro, consigliere comunale, nella nota.
“Questo tempo,che ci divide dall’insediamento del Consiglio Comunale, occasione nella quale evidenziai queste necessità, è trascorso quasi inutilmente tra le ipotesi di piani di varia “lunghezza”, i tentennamenti del Governo e i tentativi della comunità ionica di tenere insieme le esigenze di tutti, che fossero semplici cittadini, lavoratori o mondo economico. Quel che sfugge, però – aggiunge- è che fino a oggi una chiara, netta e inequivocabile assunzione di responsabilità, addirittura vincolante rispetto a un obiettivo definito, non sia stata la posizione scelta da nessuno.
Giriamo intorno al tema, ma è evidente che l’ultima chance per risolvere questa crisi sia proprio nel ruolo dello Stato. Lo stesso Stato che definisce “strategica” l’industria siderurgica di Taranto, salvo poi rifugiarsi nel soccorso di non meglio definiti investitori privati, quando invece dovrebbe assumersi la responsabilità, appunto, di varare una politica industriale degna di questo nome.
La decarbonizzazione, infatti, è una strada percorribile solo con solide garanzie statali. Lo dissi a luglio, nel mio discorso di insediamento nella massima assise cittadina, lo ribadisco oggi ricordando come, trascorso questo tempo, nemmeno l’individuazione del miglior operatore privato del settore potrebbe fornirci le risposte che attendiamo. Lo Stato deve fare la sua parte, mi trovo d’accordo con l’intervento del segretario Uilm Rocco Palombella: deve impegnarsi direttamente nella trasformazione dell’ex Ilva, senza lasciare indietro nessuno.
Diversamente, quell’impegno dovrà trasformarsi, non certo diluirsi: se tenere in piedi quell’azienda non è più sostenibile, che si definisca un’exit strategy plausibile e non tarata su fantasiosi modelli alternativi di sviluppo. Abbiamo bisogno di trasparenza, assunzione di responsabilità, di un approccio maturo e consapevole a un orizzonte che, in un caso o nell’altro, ci porrà di fronte a un sacrificio che deve essere ragionevole.
Si decida – conclude – una volta per tutte, cosa fare del futuro della nostra città. Si decida con il nostro coinvolgimento, non sopra le nostre teste.”


