Uliano: “A questo immobilismo si aggiunge un inaccettabile rimpallo di responsabilita’ tra ministri su chi debba convocare il confronto”
“Non ha ne’ capo ne’ coda cio’ che sta accadendo sull’ex Ilva. Dal Governo ci e’ stato ripetuto piu’ volte che il tavolo di crisi a Palazzo Chigi era ‘sempre aperto’. La realta’ e’ un’altra: da tre mesi troviamo porte sbarrate, nonostante le nostre ripetute richieste e i continui solleciti”. Cosi’ il segretario generale della Fim-Cisl, Ferdinando Uliano. “A questo immobilismo si aggiunge un inaccettabile rimpallo di responsabilita’ tra ministri su chi debba convocare il confronto. Nel frattempo la situazione precipita e migliaia di lavoratrici e lavoratori restano nell’incertezza piu’ totale”, continua, aggiungendo che “siamo quindi costretti ad autoconvocarci il 9 marzo sotto il Palazzo dell’Esecutivo per protestare e ribadire con forza l’urgenza di un confronto serio e immediato con le organizzazioni sindacali che rappresentano oltre 20.000 lavoratori coinvolti nel perimetro ex-Ilva e nel suo indotto”. Per Uliano, “la situazione e’ gia’ drammatica e si e’ ulteriormente aggravata con la sospensione dell’incontro sulla cassa integrazione e con la decisione del Tribunale di Milano sull’Aia 2025, che apre al possibile stop delle aree a caldo il 24 di agosto. Cosa sta aspettando il Governo? Non ci sono piu’ scuse. Non ci sono piu’ alibi. E’ il momento di assumersi le proprie responsabilita’ e convocare immediatamente il tavolo di crisi a Palazzo Chigi”. (Radiocor)


