Il fondatore del gruppo: “Pur considerando la sentenza uno sviluppo indesiderato, il gruppo non la ritiene un ostacolo al processo in corso”
La sentenza del Tribunale di Milano che impone lo stop dell’area a caldo riapre l’incertezza sul futuro dell’ex Ilva e rischia di complicare la trattativa per la cessione dello stabilimento siderurgico. Ma Flacks Group non arretra e conferma la volontà di portare avanti il negoziato.
“Flacks Group, nonostante la recente sentenza del tribunale di Milano, rimane impegnato a proseguire le trattative relative alla proposta di acquisizione di Ilva. Pur considerando la sentenza uno sviluppo indesiderato, il gruppo non la ritiene un ostacolo al processo in corso”. A dichiararlo a Il Giornale è il fondatore del gruppo, Michael Flacks, che ribadisce l’interesse all’operazione pur riconoscendo le criticità emerse.
La decisione dei giudici, tuttavia, impone una riflessione sul piano industriale. “Riconosciamo che l’incertezza derivante dalla sentenza richiederà una revisione di alcuni elementi del nostro piano industriale. – Aggiunge Flacks – Stiamo valutando attentamente le implicazioni e adatteremo il nostro approccio con l’avanzare delle trattative”.
La vendita dell’impianto è strettamente legata al prestito ponte da 390 milioni concesso da Bruxelles per garantire la continuità operativa del gruppo. Un sostegno accordato in vista di una cessione che ne preveda il rimborso da parte del futuro acquirente. Un eventuale stop al negoziato metterebbe dunque a rischio non solo l’assetto industriale, ma anche l’equilibrio finanziario dell’operazione.
Le parti continuano a dialogare nel tentativo di trovare una soluzione. Ma dal governo arriva un segnale di forte preoccupazione. Il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, intervenendo durante una manifestazione, ha sottolineato l’impatto della decisione giudiziaria: “La sentenza del Tribunale di Milano che spegne le aree a caldo dell’ex Ilva cambia tutto e riscrive le regole del gioco. Ha un impatto sulla continuità produttiva e sull’occupazione”. Urso ha inoltre avvertito che, in caso di interruzione della trattativa, “non ci sarebbero le condizioni” neppure per l’erogazione del prestito ponte.
Il dossier resta dunque in una fase delicata: tra vincoli giudiziari, sostenibilità industriale e garanzie occupazionali, il futuro dell’ex Ilva si gioca ora su un equilibrio sempre più fragile.


