L’associazione ambientalista propone una soluzione alternativa alla nave rigassificatrice per Taranto, puntando sulle energie rinnovabili già disponibili sul territorio nazionale
“Il biometano rappresenta una risorsa strategica già disponibile per la transizione ecologica dell’ex Ilva di Taranto, un’alternativa concreta al gas da importare dall’estero”. È questa la proposta avanzata da Legambiente in risposta al piano del Ministro Urso per l’acciaieria tarantina. L’associazione ambientalista contesta la necessità di una nave rigassificatrice a Taranto, evidenziando come manchino “informazioni certe circa la quantità di gas necessaria” e tempistiche precise di utilizzo. Inoltre, sottolinea come non sia stata considerata la possibilità di utilizzare il gas già disponibile in Puglia attraverso il Tap.
Secondo i dati presentati da Legambiente, il Pniec prevede per l’Italia una produzione di 5,7 miliardi di metri cubi l’anno di biometano entro il 2030. “Una quantità ampiamente sufficiente a coprire i futuri consumi dell’ex Ilva”, precisa l’associazione, considerando che per la produzione di 2,5 milioni di DRI servirebbe meno di 1 miliardo di metri cubi all’anno.
I numeri forniti dal Gse confermano che sono già stati incentivati impianti per 2,1 miliardi di metri cubi l’anno, di cui 750 milioni già operativi. “Il 2026 sarà determinante”, sottolinea Legambiente, ricordando gli investimenti del Pnrr per 680 interventi che porteranno a una produzione di circa 2,2 miliardi di metri cubi annui.
L’associazione conclude criticando l’approccio del governo: “L’insistenza sulla nave rigassificatrice sembra più rispondere all’obiettivo di fare dell’Italia un hub del gas piuttosto che a reali necessità”, evidenziando inoltre “un grave rallentamento nello sviluppo delle energie rinnovabili” che ostacola il processo di decarbonizzazione.