Tensioni tra Uil, Fiom e Fim Cisl dopo la richiesta di proroga della cassa integrazione per oltre 3.400 lavoratori. Preoccupano l’incidente all’Altoforno 1 e i ritardi nel piano di ripartenza
Sale di mille unità la cassa integrazione straordinaria nel gruppo Acciaierie d’Italia. Questa mattina, martedì 13 maggio, i vertici aziendali hanno comunicato ai sindacati che da domani saranno 4.046 i lavoratori in cassa integrazione, di cui 3.538 solo a Taranto. L’azienda non esclude un’ulteriore estensione della cassa integrazione, che potrebbe arrivare fino a 5.500 unità. Una situazione aggravata dal recente incidente all’Altoforno 1 e dal suo sequestro da parte della Procura, oltre alle incertezze sulla trattativa con Baku Steel. Le tensioni, da parte dei sindacati, si fanno sentire.
La Uil Taranto, attraverso il coordinatore Gennaro Oliva, esprime forte dissenso: “Siamo dinanzi all’ennesimo atto di irresponsabilità industriale e politica”, dichiarando che la situazione “ha ormai superato ogni limite” e chiedendo l’intervento diretto dello Stato. Posizione più articolata quella della Fiom Cgil, con il coordinatore nazionale siderurgia Loris Scarpa che evidenzia come l’accordo sulla cassa integrazione di luglio fosse vincolato a un piano di ripartenza ora in forte ritardo: “Secondo l’accordo, nel 2024 doveva essere 1.620 il numero massimo di lavoratori in cassa integrazione e il terzo altoforno doveva essere in condizione di ripartire”, ricorda Scarpa.
La Fim Cisl, per voce dei segretari Ferdinando Uliano e Valerio D’Alò, propone un approccio su due fronti: “La discussione va condotta su due piani paralleli: il primo basato sull’accordo di cassa integrazione esistente, il secondo con un confronto a Palazzo Chigi sulla trattativa con Baku Steel e le soluzioni per l’Aia”.
Le criticità non si limitano alla cassa integrazione: emergono preoccupazioni per i ritardi nelle manutenzioni, i problemi di liquidità e le difficoltà nell’approvvigionamento di gas e acqua. In ballo c’è il futuro di oltre 16.800 lavoratori, tra diretti, Ilva in As e indotto. I sindacati concordano sulla necessità di un incontro urgente con il Governo per fare chiarezza sul futuro dell’acciaieria, mentre la trattativa con Baku Steel appare in stallo per le complessità burocratiche legate all’autorizzazione ambientale.