L’avvocato di Genitori Tarantini contesta la decisione di mantenere gli impianti in preriscaldo e richiama le precedenti richieste di sospensione presentate alla Corte d’Appello di Milano e rilancia la manifestazione del 17 ottobre
Il nuovo decreto legge sull’ex Ilva riaccende lo scontro tra il Governo e i rappresentanti delle istanze ambientaliste e civiche di Taranto. Maurizio Rizzo Striano, avvocato dell’associazione Genitori Tarantini, contesta le misure adottate dall’Esecutivo e punta il dito su quella che considera una contraddizione tra le posizioni sostenute davanti alla magistratura e la decisione di mantenere gli impianti in preriscaldo.
“Il Consiglio dei ministri ha varato l’ennesimo decreto legge sull’Ilva. Questa volta non è un decreto ‘salva Ilva’ o ‘ammazza tarantini’”, afferma Striano, che giudica insufficienti le misure temporanee per la tutela dei lavoratori e critica lo stanziamento di ulteriori risorse pubbliche.
Al centro della contestazione c’è la scelta di mantenere gli impianti in preriscaldo, preservando la possibilità di rimetterli in funzione qualora la Corte di Cassazione dovesse annullare il provvedimento della Corte d’Appello di Milano.
Secondo il legale, questa decisione contrasterebbe con quanto sostenuto in precedenza dallo stesso Governo, che aveva chiesto per due volte alla Corte d’Appello la sospensione immediata del provvedimento, richiamando anche una consulenza tecnica secondo cui la prosecuzione dello spegnimento oltre il 16 settembre avrebbe reso gli impianti irrecuperabili.
“Il Governo attesta, addirittura con un atto avente forza di legge, che gli impianti non hanno subito danni irreparabili tali da renderli inservibili”, sostiene Striano. E aggiunge: “Sono passati 18 giorni. È palese, pertanto, che il Governo, per ben due volte, abbia mentito ai giudici di Milano, cercando di trarli in inganno, e ora lo confessi addirittura in un decreto legge: gli impianti possono ripartire”.
Si tratta di accuse pesanti, che l’avvocato collega alla condotta processuale dell’Esecutivo. Striano precisa, tuttavia, che la presunta contraddizione non costituisce, a suo giudizio, un motivo sul quale la Cassazione possa pronunciarsi direttamente, pur potendo gettare un’ombra sulla correttezza del comportamento del Governo. “Non è un motivo su cui la Cassazione potrà pronunciarsi, – si legge nella nota – ma getta una cattiva luce sul comportamento in mala fede del Governo”.
Il legale richiama inoltre le pressioni che, secondo la sua valutazione, graverebbero sulla vicenda giudiziaria. “I giudici non vivono su un altro pianeta e sono sensibili a ciò che accade nella società. – Afferma – La pressione che il fronte compatto della morte sta mettendo in atto per tentare di condizionare la magistratura è enorme”.
Per Striano, il decreto potrebbe rappresentare un elemento utile nella causa, ma la partita si giocherà anche sul terreno della mobilitazione popolare. Da qui l’appello alla manifestazione del 17 ottobre.
“Questo decreto ci dà una piccola mano nella causa. – Conclude – La vera mano dovrà arrivare dalla manifestazione del 17 ottobre», conclude l’avvocato, richiamando le mobilitazioni del 2009 e del 2010, alle quali, secondo la sua ricostruzione, parteciparono circa ventimila cittadini e che contribuirono a imprimere una svolta alle indagini culminate nel sequestro degli impianti nel 2012.”



