Il segretario generale di Fim Cisl, nella nota stampa nazionale, chiede al Governo un’urgente convocazione presso la Presidenza del Consiglio e che possa ritirare e sospendere il piano a “ciclo corto”
La situazione tra i lavoratori dell’ex Ilva diventa sempre più incandescente sul piano sociale. Rischia di precipitare se non si individua, rapidamente, una soluzione che scongiuri il ridimensionamento e la chiusura dei siti. È quanto ribadisce il segretario generale Fim-Cisl Ferdinando Uliano che, nella nota stampa nazionale a nome di tutta la sigla sindacale, chiede al Governo di garantire il finanziamento della gestione ordinaria, come più volte assicurato negli incontri a Palazzo Chigi: “Dopo l’annuncio del cosiddetto ciclo corto – prosegue Uiliano – da parte del Governo, con la decisione di interrompere alcune attività, fermare le batterie di cokefazione e l’aumento dei lavoratori inattivi, si è generata una situazione estremamente grave, che ha fatto esplodere forti tensioni sociali nei territori. Il “piano a ciclo corto” assomiglia più a un piano a “vita corta” e non può essere preso in considerazione. Si interrompa o si sospenda il piano presentato e si riapra contestualmente un confronto presso la Presidenza del Consiglio: non è accettabile che non vengano ascoltate le istanze dei lavoratori dell’ex Ilva”.
Il segretario generale afferma che, mentre altri Paesi in Europa stanno intervenendo direttamente, con un’azione pubblica decisa, per mettere in sicurezza un asset strategico come la produzione di acciaio, in Italia si continua a inseguire offerte improbabili, prive di reali piani industriali di rilancio e decarbonizzazione, adottando nel frattempo un piano miope e limitato che ci porta dritti alle dismissioni: “Serve un forte investimento pubblico che riqualifichi e rilanci gli impianti produttivi, rendendo ambientalmente sostenibile la produzione dell’acciaio, senza immaginare ulteriori riduzioni o “spezzatini”. Se non si interviene subito il nostro Paese rischia di perdere sovranità industriale in un settore strategico come quello siderurgico e non possiamo permettercelo” ha concluso Fim-Cisl.


