Giustizia per Taranto chiede risposte immediate sull’Accordo di Programma: in ballo il futuro della produzione a carbone, un nuovo rigassificatore e un impianto di dissalazione
Trenta consiglieri comunali nel mirino di Giustizia per Taranto. L’associazione ambientalista ha lanciato una dura accusa agli amministratori locali appena eletti, citandone nome e cognome, chiedendo loro di “rompere il silenzio” sul futuro dell’ex Ilva e sulle cruciali decisioni in arrivo per il territorio ionico.
“È inaccettabile che un passaggio così determinante per la salute, l’ambiente, il lavoro e il destino economico di Taranto venga portato avanti nel silenzio generale dei rappresentanti della politica locale”, tuona l’associazione in un comunicato che non lascia spazio a interpretazioni. “I cittadini hanno il diritto di conoscere il pensiero dei propri eletti su un accordo che segnerà il destino della nostra comunità per i prossimi decenni”.
Nel mirino c’è l’Accordo di Programma per lo stabilimento siderurgico, sul quale Giustizia per Taranto ha posto tre quesiti specifici ai consiglieri. Il primo riguarda l’operato del Ministro Urso, accusato di esercitare “ogni possibile pressione” per la firma dell’accordo. Il secondo punto tocca uno dei nodi più controversi: la prosecuzione della produzione a carbone fino al 2039, o almeno fino al 2030 come proposto dal Presidente della Regione Puglia Michele Emiliano. Infine, si chiede un parere sull’installazione di una nave rigassificatrice e di un nuovo impianto di dissalazione nel territorio tarantino.
Tra i consiglieri chiamati a rispondere figurano Gianni Azzaro, Enzo Di Gregorio, Gianni Liviano e Massimo Vozza. “Salvo poche eccezioni, finora non c’è stata alcuna presa di posizione pubblica, chiara e netta”, denuncia l’associazione, che ha dato tempo fino a domenica sera per ricevere risposte che verranno poi rese pubbliche.
“Chi sceglie di rappresentare una comunità ha il dovere di esporsi, soprattutto quando si decide del futuro della città”, ricorda Giustizia per Taranto, sottolineando come, nonostante la proclamazione ufficiale non sia ancora avvenuta, i neo eletti “dovrebbero già sentire il peso e la responsabilità del ruolo”. E conclude con un monito: “Il silenzio, in questo momento, equivale a complicità”.
La lista completa dei trenta consiglieri che non si sono ancora espressi include rappresentanti di tutte le forze politiche, da Azzaro a Vietri, passando per figure come Boccuni, Catania, Di Cuia, Galeandro, Mele e Stellato, tutti chiamati ora a prendere una posizione chiara su quello che si preannuncia come uno dei passaggi più delicati per il futuro di Taranto.


