di Emanuela Perrone
L’operatore umanitario tarantino è tra i pochi testimoni presenti nella Striscia: attraverso i social documenta fame, distruzione e silenzi assordanti
La Striscia di Gaza sta vivendo un’emergenza umanitaria estrema. Dopo mesi di conflitto tra Israele e Hamas, il bilancio è pesantissimo: migliaia di civili uccisi, vittime innocenti, infrastrutture distrutte tra cui scuole e ospedali, cibo, acqua e medicinali scarseggiano. Gli sforzi diplomatici per un cessate il fuoco continuano, ma i combattimenti non sembrano arrestarsi.
Nel cuore dell’inferno, tra le macerie, i pianti dei bambini e il rombo costante dei droni, c’è una voce che non smette di raccontare. È quella di Gennaro Giudetti, 35 anni, operatore umanitario tarantino, in missione a Gaza.
Tramite i social network, denuncia quotidianamente la crudeltà, la fame, e la disumanità che la popolazione civile è costretta a subire. Usa Facebook e Instagram come megafono per riportare il quotidiano inferno che si vive in quella parte del mondo; per fornire aggiornamenti in tempo reale sul collasso delle strutture sanitarie, la scarsità d’acqua, i raid mortali. Le sue parole danno voce a chi non può parlare, mettendo in evidenza un dramma che noi in tv facciamo fatica a cogliere in tutta la sua essenza.
I suoi racconti sono crudi, autentici, privi di filtri. Non c’è retorica, solo l’urgenza di far sapere. La sua voce rappresenta un ponte tra la sofferenza di Gaza e la responsabilità di ciascuno di noi.
Gennaro non è nuovo a questo tipo di missioni. Ha operato in diverse zone di crisi, ma ciò che sta vivendo oggi a Gaza, probabilmente supera ogni altra esperienza.
“Non si dorme. Tremano le finestre, tremano le porte. Trema letteralmente tutto”, scriveva solo qualche giorno fa.
Ogni video che pubblica è un pugno allo stomaco: bambini feriti senza accesso a cure mediche, donne in lacrime che cercano i propri familiari tra le macerie, file infinite per una tanica d’acqua razionata.
I suoi profili social sono diventati un punto di riferimento per chi cerca testimonianze dirette, fuori dalla propaganda. Attraverso storie, dirette e post, informa, denuncia e chiama all’azione. Il suo obiettivo è invitare alla responsabilità che impone di non rimanere in silenzio davanti a un massacro.
Nel suo ultimo post, Gennaro scrive: “Ci hanno silenziato i media. Gli occhi del mondo sono altrove. Qui si muore di fame, per un pugno d farina o sotto le bombe. Siete rimasti solo voi a far sentire la nostra voce. Condividete, non lasciateci soli”.
Mentre Gaza continua a tremare sotto le bombe, la voce di Gennaro non si arrende. E oggi, più che mai, è una voce che merita di essere ascoltata.