di Emanuela Perrone
In occasione della Giornata internazionale del Mediterraneo, Greenpeace Italia lancia l’allarme sullo stato di salute delle nostre acque
Oggi, 8 luglio, si celebra la Giornata internazionale del Mediterraneo, un’occasione per aumentare la consapevolezza sullo stato di salute delle nostre acque. Tuttavia il bilancio ambientale del 2024 è drammaticamente negativo.
Quella che dovrebbe essere un’occasione per onorare la ricchezza culturale e naturale del “Mare Nostrum” si trasforma, ancora una volta, in un grido d’allarme: il Mediterraneo è sempre più caldo, colpito dai cambiamenti climatici.
Secondo il rapporto “Mare Caldo 2024” di Greenpeace Italia, il bacino mediterraneo ha toccato quest’anno temperature mai registrate prima, sia in superficie che in profondità. L’analisi, condotta in 12 stazioni lungo le coste italiane, conferma un trend di riscaldamento progressivo, che mette seriamente a rischio la biodiversità marina e l’equilibrio degli ecosistemi.
Tra i dati più preoccupanti, spicca il caso dell’Asinara, in Sardegna, dove si sono verificate ben 14 ondate di calore marine in un solo anno, un triste record nazionale. La Puglia non se la cava meglio: nell’area marina protetta di Torre Guaceto, si sono registrati picchi di temperatura oltre i 2,5 gradi centigradi sopra la media, mentre alle Isole Tremiti le variazioni hanno raggiunto i +3 gradi.
Entrambe le aree marine protette pugliesi, viene specificato in una nota, hanno sperimentato ondate di calore “sia durante la stagione estiva che invernale, confermando l’intensificazione dei fenomeni termici anomali lungo le coste pugliesi”.
Le conseguenze sono devastanti come la perdita di habitat, la migrazione o l’estinzione di specie autoctone.
Il Mediterraneo, pur rappresentando solo l’1% delle acque oceaniche mondiali, ospita circa il 10% della biodiversità marina globale. Un patrimonio prezioso, che però rischia di andare perduto. Meno dell’1% del mare è effettivamente protetto, mentre l’inquinamento, in particolare da plastica, e l’eccessiva pressione antropica continuano a degradare l’ambiente marino.
“Il cambiamento climatico è la minaccia più urgente per il Mediterraneo. Mappe di Copernicus – dichiara la direttrice di Greenpeace Italia Chiara Campione – mostrano ondate di calore record, fino a +5 gradi centigradi, un allarme che non possiamo ignorare”.
La Giornata Internazionale del Mediterraneo, più che una celebrazione, è oggi un monito. Occorre invertire la rotta verso un modello di sviluppo realmente sostenibile. Senza un intervento deciso, rischiamo di perdere non solo un mare, ma un intero ecosistema culturale e naturale.


