di Francesca Leoci
Una minaccia che rende le infezioni più difficili da trattare e i costi sanitari sempre più alti
Reduci da una pandemia globale che ha originato una nevrosi di massa, allarmata dalla crisi sanitaria, oggi l’attenzione si rivolge a questioni di maggiore importanza come conflitti, inflazione e cambiamento climatico. Tuttavia, si abbassa la guardia su quella che pochi anni fa era una delle principali cause di allarmismo: l’antibiotico-resistenza, che continua a ricoprire un ruolo fondamentale.
Il distacco dal batterio killer che ha causato milioni di morti non sopprime la presenza di nuovi patogeni e patologie. Anzi, sarebbe stato proprio l’uso smodato degli antibiotici durante la pandemia di Covid-19 ad aver acuito il rischio di contrarre malattie gravi, con batteri che hanno sviluppato una resistenza tale da sovrastare la capacità protettiva dei farmaci.
Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), l’assunzione frequente di medicinali, anche per infezioni non gravi come un semplice raffreddore, rende l’organismo assuefatto, riducendo l’efficacia degli antibiotici contro i batteri. In altre parole, più antibiotici si utilizzano, più i microrganismi imparano a primeggiare su di essi.
Questo scenario è particolarmente preoccupante in ambito ospedaliero, dove si lotta quotidianamente per curare patologie gravi. L’aumento dei costi dei medicinali di prima linea e la maggiore durata delle degenze ospedaliere, soprattutto, si traducono in un incremento dei costi sanitari e dell’onere economico sulla società.
Inoltre, le case farmaceutiche hanno ridotto gli investimenti nel settore, introducendo solo sei nuove classi di antibiotici sul mercato. La mancanza di nuovi medicinali in commercio o in fase di sperimentazione aggrava ulteriormente la situazione, poiché la resistenza batterica richiede nuovi farmaci per contrastare efficacemente le patologie.
Un aspetto spesso trascurato, ma di grande importanza, riguarda l’uso eccessivo di antibiotici negli allevamenti e in agricoltura. I prodotti che arrivano sulle nostre tavole sono spesso pieni di “farmaci” che finiscono direttamente nei nostri corpi, rafforzando i ceppi batterici e favorendo la selezione di quelli più resistenti.
Secondo il The Review on Antimicrobial Resistance, entro il 2050 potrebbero esserci 10 milioni di decessi annuali causati dalla resistenza agli antibiotici. A meno che non si intraprendano azioni efficaci per contrastare questo fenomeno prima di raggiungere un punto di non ritorno.


