di Angelo Nasuto
Attualmente sono circa venti i cani vaganti censiti sul territorio comunale: un mosaico composto da animali già regolarizzati, microchippati a nome del Comune e reimmessi dopo la sterilizzazione, e altri esemplari “residui” sfuggenti ai tentativi di accalappiamento
Tanto vociare, anche e soprattutto sui social, nell’opinione pubblica e a Massafra il fenomeno del randagismo torna ormai al centro del dibattito politico. E come sempre accade, i cittadini massafresi fanno tante segnalazioni, appellandosi urgentemente all’azione dell’amministrazione comunale. Ma come stanno le cose? E soprattutto ci si può lamentare della presunta mancanza dell’attenzione politico- amministrativa? Ogni azione in tal senso ha bisogno di una certa tempistica; tutto ciò, detto in soldoni, significa che la macchina amministrativa, per attivare una serie di interventi concreti, come quello di contrastare il fenomeno del randagismo, necessita di tempo corrispondente ad alcune procedure. Non di semplice attuazione.
Attualmente sono circa venti i cani vaganti censiti sul territorio comunale: un mosaico composto da animali già regolarizzati, microchippati a nome del Comune e reimmessi dopo la sterilizzazione, e altri esemplari “residui” sfuggenti ai tentativi di accalappiamento. Nel frattempo l’amministrazione
si sta muovendo per dare inizio all’iter di messa in sicurezza.
Per gestire la situazione, è attualmente in vigore un’ordinanza sindacale mirata che prevede il coordinamento tra il Comune e i servizi veterinari dell’ASL, con il chiaro obiettivo di procedere al recupero e alla regolarizzazione di tutti i cani ancora privi di controllo sanitario; non si tratta di un indiscriminato prelievo, ma di un percorso strutturato. Ogni animale, dopo la cattura, è sottoposto a una valutazione da parte di un veterinario comportamentalista. Sarà tale professionista a decidere il destino del cane con la reimmissione sul territorio, se l’animale è dichiarato non pericoloso, o il suo trasferimento ad una struttura protetta. Tuttavia le tempistiche burocratiche e gli interventi ASL richiedono organizzazione, con precisi protocolli da rispettare non rinviabili, anche se la cittadinanza reclama solo immediatezza.
Un discorso a parte merita l’apporto fondamentale dei volontari, grazie ai quali la situazione non è degenerata in emergenza. Questi ultimi operano “dietro le quinte”, offrendo stalli temporanei e gestendo le adozioni, per sottrarre i cani alla strada o al canile, e così assicurano il monitoraggio e il sostentamento dei cani vaganti. Oggi però, al netto dell’aiuto di questi volontari, c’è un fenomeno che sta contribuendo a far aumentare la presenza dei randagi: quello degli abbandoni che stanno aumentando. Questa pratica, infatti, sovraccarica le risorse già limitate dei volontari, rallenta il processo di svuotamento dei canili e va sconfitta, combattendo l’ignoranza. Finché il possesso responsabile non diventerà la norma e l’abbandono non verrà percepito come fallimento sociale, il ciclo rimarrà aperto. Gli abbandoni sono quindi un danno alla comunità ed all’animale stesso, quindi occorre comunicare l’eventualità di non poter più accudire un cane.


