“Politraumatismo da precipitazione dall’alto”. È questa la conclusione del medico. La relazione è ora agli atti dell’inchiesta coordinata dal pubblico ministero Buccoliero
“Politraumatismo da precipitazione dall’alto”. È questa la conclusione del medico legale Liliana Innamorato sulla morte di Claudio Salamida, l’operaio di 47 anni deceduto il 12 gennaio scorso all’interno dell’ex Ilva di Taranto. La definizione compare nella relazione autoptica, come riportato dalla Gazzetta del Mezzogiorno, consegnata alla Procura e ricostruisce le conseguenze della caduta avvenuta da un’altezza superiore ai dieci metri. Salamida precipitò dopo aver attraversato una griglia di camminamento dove mancava una porzione della struttura. Il vuoto era stato coperto con una lastra metallica che, al momento del passaggio dell’operaio, si sarebbe spostata, facendolo precipitare nel vuoto. Gli accertamenti medico-legali hanno inoltre confermato un elemento particolarmente significativo per la ricostruzione dell’incidente: Salamida avrebbe impattato violentemente con la testa e con la parte superiore del corpo. Lesioni gravissime che, secondo quanto emerge dall’esame autoptico, non gli hanno lasciato possibilità di sopravvivenza.
La relazione è ora agli atti dell’inchiesta coordinata dal pubblico ministero Mariano Buccoliero. Sono 17, al momento, le persone iscritte nel registro degli indagati. Tra queste figurano il direttore generale di Acciaierie d’Italia Maurizio Saitta, il direttore dello stabilimento Benedetto Valli, il responsabile dell’Area Acciaieria 2 Vincenzo Sardelli, il responsabile dell’intera Area Acciaieria Luigi Boero, il capo dell’Area Manutenzione Meccanica di Acciaierie d’Italia Antonio Pispero e il responsabile della Manutenzione meccanica dell’Acciaieria 2 Giorgio Dell’Atti. Nel fascicolo risultano inoltre sei capiturno, due capisquadra e un addetto alla manutenzione.
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