di Rosa Surico
Storia di una mutazione illegittima trascinata nei secoli, di una dea additata come strega, spogliata di bellezza, grazie e bontà per motivi religiosi
È arrivata fino ai giorni nostri la contraddizione insita in una figura popolare, radicata nel folklore italiano e più antica del moderno Babbo Natale, nel periodo natalizio: la Befana.
Nell’ immaginario collettivo è un’ anziana signora, con naso lungo, viso deturpato dalle rughe, voce stridula, vestita di stracci e con le scarpe rotte. Guai a dare della Befana a qualcuno. Nel 2013, la sentenza della Cassazione n. 2597/2013, confermò la condanna per una donna che aveva apostrofato la cognata, oltre che con altre ingiurie, anche con l’ epiteto della Signora con la scopa. Altre sentenze come quella del 2021 hanno confermato che dare della Befana, è reato e può ledere la dignità personale.
Emerge quindi chiara la prima grande contraddizione della vecchina che vola con una scopa ed elargisce doni ai bambini. Da un lato è una figura amata, dall’ altro incute timore, tra i doni è possibile trovare il carbone come ammonizione per misfatti compiuti nell’ anno passato. Ma da dove nasce la figura della Befana?!
Fu ideata dagli antichi romani presso i quali aveva il nome di Dea Strenia. Una bellissima donna che si immaginava volare sui campi a conclusione dell’ anno passato e per buon auspicio al nuovo, dispensando ricchezza e abbondanza nel raccolto. Spazzava il vecchio e superfluo, accoglieva la positività. I romani in suo onore diedero vita a una serie di riti propiziatori, a una lunga tradizione ancora oggi presente, lo scambio dei doni durante le feste del solstizio invernale che coincide con il periodo natalizio. Con l’ avvento della Chiesa Cattolica, la figura subisce però un mutamento. Nel tentativo di abolire ogni strascico dei visionari riti pagani, la Befana inizia a vestire i panni di una anziana malevola, il suo valore viene ridimensionato.
Il termine greco Epifania (manifestazione), si andò legando alla festa cristiana che celebra l’arrivo dei Re Magi tra il 5 e il 6 gennaio.
Emblematica risulta essere anche, nei secoli dopo, la stessa figura della strega alla quale fu associata. Basti ricordare il fenomeno europeo della sanguinosa Caccia alle streghe (donne controcorrente, libere pensatrici e d’ opposizione accusate di stregoneria o solo di mettere in discussione dogmi ed equilibri sociali, perciò temute e perseguitate) che si diffuse massivamente dal XV secolo. Solo dal XVIII secolo furono definite dalla Chiesa Cattolica, figure di superstizione.
Da Dea a Vecchia fino a strega, un’ involuzione orchestrata arbitrariamente. Tuttavia la tradizione della Befana continua a resistere e ad affascinare i più curiosi. Numerose le leggende anche nel resto d’ Europa e in tutta Italia. Dopo secoli, meriterebbe però una sorta di giustizia e riconoscimento, un ritorno alla sua esegesi originaria. La Befana, dalla dea Strenia (strenna, dono), celebrata, invocata, così come nacque, esempio di donna, di indipendenza, di luce e prosperità. La Befana spogliata poi di tutto, da oscurare, da imbruttire perché scomoda.
La “Vecchia con la scopa” potrebbe comparire anche lei oggi, tra quelle donne descritte da Adriana Valerio (storica e teologa italiana) nel suo libro del 2022 “Eretiche. Donne che riflettono,osano,resistono” ?
La Befana, simbolo di eresia femminile vista come forma di resistenza ?!
Intanto una cosa è certa: “Sei una Befana non s’ ha da dire”. Potrebbe costare caro. Non solo un po’ di carbone.


