L’associazione da tempo denuncia come la TARI non sia più una tariffa commisurata alla qualità e all’efficienza del servizio, ma un prelievo che scarica sulle attività produttive le inefficienze di un sistema di gestione dei rifiuti inadeguato
Secondo i dati recentemente diffusi dalla UIL, Taranto si posiziona al settimo posto nazionale per costo medio della TARI, con un aggravio del 7,29% rispetto all’anno precedente. Un incremento che, se per le utenze domestiche è già difficilmente sostenibile, per le utenze non domestiche assume contorni ancora più allarmanti, trasformandosi in un vero e proprio costo fisso che incide direttamente sulla competitività delle imprese.
Confcommercio Taranto da tempo denuncia come la TARI non sia più una tariffa commisurata alla qualità e all’efficienza del servizio, ma un prelievo che scarica sulle attività produttive le inefficienze di un sistema di gestione dei rifiuti inadeguato. Le imprese turistiche, della ristorazione, del commercio di prossimità e dei servizi alla persona si trovano a pagare importi elevati a fronte di servizi spesso discontinui, carenze nella raccolta differenziata e criticità logistiche, soprattutto nei periodi di maggiore afflusso turistico.
“In un territorio che punta – commenta Leonardo Giangrande, presidente provinciale di Confcommercio- sul rilancio del turismo, della cultura e dell’economia dei servizi, appesantire ulteriormente il carico fiscale locale sulle imprese equivale a remare contro ogni prospettiva di sviluppo. Bar, ristoranti, strutture ricettive, stabilimenti balneari, negozi e attività stagionali operano già con margini ridotti e forti vincoli normativi: l’aumento della TARI rischia di tradursi in minori investimenti, rinuncia all’occupazione stagionale o, nei casi peggiori, nella chiusura definitiva di attività storiche. Particolarmente critica è la situazione per le imprese che producono rifiuti in quantità limitate o che investono nella riduzione degli scarti e nella raccolta differenziata, ma non vedono riconosciuto alcun beneficio concreto in termini tariffari.
Alla base di questi costi elevati resta l’assenza di un sistema impiantistico adeguato, che costringe quindi cittadini e imprese a sostenere extracosti. Una situazione nota da anni, che avrebbe potuto essere affrontata attraverso una programmazione efficace. Confcommercio chiede con forza un cambio di rotta immediato: servono investimenti strutturali negli impianti, una governance trasparente e un confronto stabile con le parti sociali. È indispensabile introdurre meccanismi di premialità reali per le imprese virtuose, riduzioni tariffarie per le attività stagionali e una revisione delle tariffe che tenga conto dell’effettiva produzione di rifiuti e della qualità del servizio reso.
Continuare – conclude Giangrande- a scaricare sulle imprese i costi di un sistema inefficiente significa indebolire ulteriormente il tessuto economico locale, compromettere l’attrattività del territorio e frenare ogni serio tentativo di sviluppo sostenibile. Taranto non può più permettersi politiche emergenziali pagate, ancora una volta, da chi produce reddito e occupazione.”


