Il Taranto paga scelte sbagliate nella fase iniziale del torneo: una difesa troppo “allegra”, l’inesperienza di un portiere under poco funzionale alla categoria come all’ambiente e, soprattutto, una gestione delle risorse umane discutibile. Più “figurine” che calciatori pronti a vincere un campionato difficile come l’Eccellenza
Eccellenza Puglia, giornata 24: la fuga delle regine e il peso dell’inseguimento. A ventiquattro giornate dal termine, il campionato di Eccellenza Puglia ha ormai assunto contorni piuttosto definiti. Le “quattro regine” partite ai nastri di partenza con i favori del pronostico Bisceglie, Brindisi, Canosa e Taranto continuano a occupare le posizioni di vertice, ma con distanze che raccontano di una realtà sempre più polarizzata: da una parte chi è in fuga, dall’altra chi insegue con crescenti difficoltà.
Il Bisceglie guida la classifica in solitaria con 58 punti, che sul campo sarebbero 59 senza la penalizzazione inflitta per pregresse inadempienze amministrative. Un dettaglio formale che non scalfisce la sostanza: i nerazzurri sono stati, sin dall’inizio, la squadra più continua per rendimento e risultati. Una leadership mai realmente in discussione, costruita settimana dopo settimana attraverso concretezza, solidità e una chiara identità tecnica.
La squadra di Pino Di Meo è l’esempio perfetto di come si vince in Eccellenza: pochi fronzoli, idee chiare e una rosa costruita su misura per la categoria. Il Bisceglie è una “squadraccia” nel senso più nobile del termine, capace di abbinare organizzazione e qualità offensiva. I 37 gol realizzati ne fanno l’attacco più prolifico del girone, ma è l’equilibrio complessivo dell’impianto di squadra a renderla la principale candidata al salto di categoria. Di Meo, allenatore pragmatico e poco incline alla retorica, ha trasmesso alla sua squadra un credo tattico lineare e tremendamente efficace.
Alle spalle della capolista resiste il Brindisi, distante appena due punti e unico vero antagonista credibile nella corsa alla promozione diretta. I biancoazzurri adriatici, forti di una campagna acquisti estiva definibile senza eccessi “faraonica”, erano indicati da molti come la grande favorita. Un avvio non esente da qualche battuta a vuoto ne ha leggermente rallentato la corsa, ma il crescendo costante di risultati ha riportato il Brindisi pienamente in carreggiata.
I numeri parlano chiaro: miglior difesa del campionato con sole 10 reti subite, imbattibilità ancora intatta e un reparto offensivo di assoluto spessore. Saraniti, Burzio e Ferrari, insieme, hanno realizzato 26 gol, formando il trio d’attacco più pericoloso del girone. Il confronto diretto con il Bisceglie, in programma il primo febbraio allo stadio Fanuzzi, non sarà decisivo, ma potrà rappresentare uno spartiacque psicologico. Un Bisceglie capace di uscire indenne da Brindisi metterebbe una seria ipoteca sul primato finale.
Più staccate, e con prospettive via via più complesse, Canosa e Taranto. I rossoblù ofantini occupano il terzo posto, ma pagano un distacco di nove punti dalla vetta che, a questo punto della stagione, pesa come un macigno. Il Canosa è la squadra dell’indefinibile continuità: partenza incerta, cambio in panchina e successivo miglioramento con l’arrivo di Pasquale De Candia, capace di dare maggiore ordine al quadro tecnico-tattico. Tuttavia, alcune lacune strutturali, soprattutto in fase difensiva e nel cuore del centrocampo, hanno frenato ogni tentativo di reale avvicinamento alle prime due.
I 22 gol subiti, dato che accomuna Canosa e Taranto, raccontano di una fragilità che mal si concilia con ambizioni di vertice. Nemmeno l’apporto offensivo di un Di Piazza leader della classifica marcatori e la qualità tecnica di Nicola Strambelli sono bastati a colmare il gap. Il Canosa resta un outsider di lusso, ma per rientrare nella corsa e persino per rendere praticabile l’opzione playoff, sarà indispensabile accorciare sensibilmente le distanze.
Ancora più accidentato il percorso del Taranto. I rossoblù scontano 12 punti di ritardo dal Bisceglie e 10 dal Brindisi, un divario che rende la rimonta estremamente complicata. Il girone di ritorno, inoltre, propone trasferte pesanti come Canosa e Brindisi, con quest’ultima sfida alla penultima giornata che potrebbe risultare decisiva sotto molteplici aspetti.
Il Taranto paga scelte sbagliate nella fase iniziale del torneo: una difesa troppo “allegra”, l’inesperienza di un portiere under poco funzionale alla categoria come all’ambiente e, soprattutto, una gestione delle risorse umane discutibile. Più “figurine” che calciatori pronti a vincere un campionato difficile come l’Eccellenza. L’allontanamento affrettato di Ciro Danucci, che pure era riuscito a contenere il gap entro limiti accettabili e le ingerenze di una dirigenza impreparata ad affrontare le complessità tecniche, logistiche e regolamentari del torneo, hanno contribuito a rendere il cammino tortuoso. Nonostante un investimento economico importante.
Il Taranto ha cambiato più di ogni altra squadra, bocciando in parte le scelte tecniche di Panarelli e Pagni. Il ritorno di Danucci in panchina ha restituito dignità e rendimento a diversi elementi della rosa ed i segnali recenti sono incoraggianti. Ma ora i rossoblù sono di fronte a un bivio strategico: continuare a inseguire in campionato, con poche speranze di recupero su chi comunque mantiene il vantaggio con costanza, o concentrare tutte le energie sulla Coppa Italia nazionale.
La Coppa rappresenta una scorciatoia tanto affascinante quanto impervia: vincerla significherebbe promozione diretta in Serie D. Dopo aver eliminato il Bisceglie nella fase regionale, il Taranto dovrà però superare altri sei turni, tutti con gare di andata e ritorno. Tredici partite complessive, un torneo nel torneo, a eliminazione diretta. Giovedì 22 gennaio, con la semifinale d’andata, arriva una prima, importante cartina di tornasole. Un risultato positivo potrebbe rafforzare ulteriormente l’autostima e diradare le nubi che ancora aleggiano sull’ambiente.
In definitiva, il campionato sembra aver imboccato una direzione chiara: Bisceglie e Brindisi corrono, con passo deciso, verso la Serie D; Canosa e Taranto inseguono, frenate da limiti strutturali, scelte discutibili e un margine di errore ormai ridottissimo. La lotta è ancora aperta, ma il tempo, come spesso accade, è il primo alleato di chi è davanti e il peggior nemico di chi è costretto a rincorre.


