E se fosse arrivato il momento di accorgersene? La domanda, alla fine, viene naturale: il calcio italiano ha riconosciuto fino in fondo il valore di Enzo Maiuri?
Enzo Maiuri, la forza di non mollare mai. Ci sono carriere che seguono una linea retta. E poi ci sono quelle costruite attraverso ostacoli, ripartenze e tanta, tantissima tenacia. La storia di Enzo Maiuri appartiene alla seconda categoria.
Cinquantasette anni, ventuno di panchina, una lunga gavetta e una certezza maturata negli anni: nel calcio il talento conta, ma senza la capacità di non mollare mai rischia di non bastare. Oggi Maiuri guida il Sorrento, unica squadra tra i professionisti italiani a punteggio pieno dopo cinque giornate. Un avvio straordinario, vissuto però senza voli pindarici: prima la salvezza, da conquistare il prima possibile. Poi, eventualmente, si vedrà. Ma dietro questo Sorrento c’è una storia che merita di essere raccontata.
La prima battaglia. Maiuri ha imparato presto cosa significhi dover ricominciare. Da giovane calciatore, un errore in sede di esami clinici gli costa la licenza per giocare. Sembra la fine, invece diventa il primo ostacolo da superare. Viene riabilitato e riparte.
La nuova vita calcistica comincia a Taranto, nella stagione 1994/95, in Serie D, con Ivo Iaconi in panchina e un gruppo speciale: Massimo De Solda, il compianto Mazzarano, Sossio Aruta, Cipriani, Caputo, Andrea De Gregorio e altri protagonisti di una squadra capace di vincere campionato e titolo italiano dilettanti. Iaconi crede in lui. E Maiuri continua la sua ascesa fino alla Serie B, con la Fermana.La tenacia che aveva mostrato da ragazzo diventa il filo conduttore della sua carriera.
Dalla gavetta alla panchina. Poi arriva l’allenatore.Grottaglie, Brindisi, Fasano in Puglia. Quindi le piazze campane: Nocerina, Cavese, Casertana, Cerignola. Campi e ambienti nei quali si impara a conoscere davvero il calcio. A Caserta arriva una delle soddisfazioni più belle: la Serie C, categoria che mancava da ventuno anni.
Nel frattempo cambia anche Maiuri. Il temperamento resta, ma l’impulsività lascia spazio alla riflessione. Gli anni e le esperienze gli insegnano che allenare non significa soltanto preparare una squadra: significa soprattutto gestire uomini.
Ed è proprio questo uno dei tratti più interessanti del suo modo di lavorare. Maiuri ama vedere crescere il calciatore, ma ancora di più l’uomo. La soddisfazione è accompagnare un ragazzo nel percorso che può portarlo ad affermarsi.Sorrento, in questo senso, sembra la piazza ideale.
Il Sorrento e la normalità dell’ambizione. Una proprietà che lo sostiene, una piazza che lo ha adottato e un progetto nel quale credere. Anche con le difficoltà logistiche di uno stadio ancora in costruzione, che costringe i rossoneri a giocare al Viviani di Potenza. Eppure il Sorrento corre.Cinque partite, cinque vittorie. Un calcio brillante, organizzato, spumeggiante. Una squadra che ha conquistato il vertice senza che il suo allenatore perda di vista la realtà.
“Prima salviamoci”. È, in sintesi, la filosofia di Maiuri.Niente proclami, nessuna testa montata. La classifica si guarda, ma gli obiettivi si costruiscono un passo alla volta.
Del resto, Maiuri sa anche scegliere. Nel suo percorso c’è stato persino il coraggio di rifiutare una Serie B che non lo convinceva. Perché arrivati a un certo punto della carriera non conta soltanto arrivare: conta anche scegliere dove e come lavorare.
Una carriera costruita insieme agli altri. Dietro l’allenatore c’è poi la famiglia. La moglie Valeria e la figlia maggiore Ludovica, prime tifose e sostenitrici di casa. Un sostegno prezioso per chi vive il calcio con questa intensità. E ci sono i professionisti con i quali ha condiviso il percorso: dai direttori sportivi Pasquale Logiudice ed Elio Ditoro all’attuale Davide Cacace. Rapporti costruiti sulla sinergia, sulla fiducia e sul rispetto dei ruoli.
Perché ventuno anni di panchina significano anche questo: imparare il sistema, conoscerne i meccanismi, superare gli ostacoli e trasformare ogni esperienza in qualcosa di utile.
E se fosse arrivato il momento di accorgersene? La domanda, alla fine, viene naturale: il calcio italiano ha riconosciuto fino in fondo il valore di Enzo Maiuri?
Forse la sua è una carriera arrivata tardi sotto i riflettori. Una carriera costruita senza scorciatoie, attraverso la gavetta, le promozioni, le difficoltà e la capacità di rialzarsi. Oggi, a Sorrento, Maiuri sembra aver trovato il contesto giusto per mettere insieme tutto quello che ha imparato.
Adrenalina, sudore, risultati. E una maturità diversa, fatta di riflessione e consapevolezza. Cinque giornate non bastano per sapere dove potrà arrivare il Sorrento. Ma bastano per raccontare una storia.
Quella di un allenatore che forse per troppo tempo ha dovuto dimostrare di meritare ciò che aveva già conquistato.Uno che non ha mai smesso di crederci. Uno che, semplicemente, non ha mai mollato.


