Esiste una regola non scritta, ma universalmente riconosciuta nel sistema calcio: questo sport è per chi lo sa fare. E oggi, purtroppo, la proprietà del Taranto dimostra di non saperlo fare
Taranto, sette punti che pesano come macigni. Il turno infrasettimanale certifica ciò che il campo racconta ormai da settimane: il Taranto perde ancora e scivola al quarto posto, a sette punti dalla capolista. Un distacco pesante, che assume contorni ancora più allarmanti se si considera che siamo appena a metà campionato di Eccellenza regionale pugliese. Un campionato che, sulla carta, avrebbe dovuto vedere i rossoblù protagonisti assoluti.
Esiste una regola non scritta, ma universalmente riconosciuta nel sistema calcio: questo sport è per chi lo sa fare. E oggi, purtroppo, la proprietà del Taranto dimostra di non saperlo fare. Le conferme sono numerose e difficili da smentire. Lo sperpero delle risorse economiche è il primo, macroscopico indizio: oltre un milione di euro investito per allestire una squadra che, già a dicembre, accusa un ritardo abissale dalla vetta. Un dato che non può essere liquidato come semplice incidente di percorso.
A ciò si aggiungono carenze strutturali e organizzative che rasentano l’approssimazione. Un esempio su tutti, emblematico: una squadra che affronta una trasferta senza il medico sociale al seguito. Un dettaglio? No, il sintomo di una gestione dilettantistica, incompatibile con le ambizioni sbandierate e con la storia del Taranto.
Sul piano tecnico, il Taranto appare come un cantiere aperto, ma senza un progetto chiaro. Il continuo via vai di calciatori è diventato indescrivibile, anzi incomprensibile. La rosa assemblata in estate è stata smontata in pochi giorni, a stagione in corso, con l’arrivo di nuovi elementi che, almeno finora, hanno offerto prestazioni tutt’altro che convincenti.
Solo il tempo dirà se tutti meritano davvero il palcoscenico rossoblù, ma una certezza già c’è: smontare una squadra a lavori in corso è uno degli errori più gravi che si possano commettere. La storia del calcio, in ogni categoria, insegna che simili operazioni non hanno mai portato benefici. Chi le ha consentite o suggerite dimostra di essere digiuno delle più elementari regole del campo.
Altrettanto inopportune appaiono le dichiarazioni presidenziali su presunti favoritismi arbitrali nei confronti degli avversari. Una provocazione sterile, che non paga mai e che finisce solo per spostare l’attenzione dai veri problemi: quelli interni.
E veniamo al campo. Il Taranto, oggi, non è una squadra. Non ha un’identità. La manovra è confusa, raffazzonata, basata su lanci lunghi e cross inutili che spiovono dalla trequarti senza mai creare reali pericoli. Sulle corsie laterali non si arriva quasi mai sul fondo. L’uomo più rappresentativo, Loiodice, è costretto a muoversi lontano dall’area di rigore, senza riuscire a incidere nel vivo dell’azione offensiva.
Il centrocampo è lento, impacciato nella circolazione della palla. Manca ritmo, manca lucidità, mancano soprattutto idee. Mai un passaggio filtrante capace di liberare gli attaccanti al tiro. La difficoltà nel riempire l’area avversaria è cronica e disarmante. Anche l’eventuale apporto di Zampa basterà a colmare queste lacune?
La sconfitta odierna non fa emergere problemi nuovi: li certifica. Lo fanno i sette punti di distacco dalla vetta, lo fa il quarto posto in classifica, lo fa il dato, tutt’altro che secondario, della penalizzazione del Bisceglie: senza quel meno uno, il divario sarebbe addirittura di otto punti.
Resta infine un interrogativo inquietante, che meriterebbe risposte chiare: tutto procede davvero in armonia all’interno dello spogliatoio? Il 19 dicembre Vito Ladisa annuncerà alla città programmi e progetti, anche in riferimento alla manifestazione di interesse, prematura e intempestiva, presentata alla Civica Amministrazione per la futura gestione del rinnovato stadio Iacovone e delle aree circostanti. Ma una domanda sorge spontanea: qualcuno lo ha informato che l’area adiacente allo stadio, che egli vorrebbe utilizzare, è già stata destinata a parcheggio?
E soprattutto, un distinguo tutt’altro che secondario: quella richiesta è stata inoltrata dalla Taranto Calcio o da un soggetto terzo? Perché anche da queste risposte passa la credibilità di un progetto che, oggi, appare confuso tanto quanto la squadra vista in campo.


