Siracusa e Trapani, oggi, sono casi diversi, ma ugualmente emblematici. Non sono incidenti di percorso, ma sintomi evidenti di una crisi che da anni chiede risposte e continua a ricevere soltanto rinvii
Lega Pro Girone C: un campionato sospeso, tra penalizzazioni annunciate e credibilità smarrita. Il girone C della Lega Pro si conferma, anche in questa stagione, un laboratorio permanente dell’anomalia calcistica italiana. Un campionato che procede formalmente secondo calendario, ma che nella sostanza appare sospeso, condizionato da continue inadempienze amministrative, deferimenti rinviati, penalizzazioni latenti e organici che si sfaldano sotto il peso di gestioni societarie incapaci di reggere il minimo carico di sostenibilità.
Il problema non è episodico né circoscrivibile a singole piazze: è strutturale. Le norme esistono, le scadenze pure, ma vengono sistematicamente aggirate, rinviate, procrastinate. Il risultato è un torneo falsato nella sua interezza, in cui l’equità sportiva diventa un concetto teorico e la classifica uno strumento provvisorio, destinato a essere riscritto a tavolino. In questo scenario già compromesso, le vicende di Siracusa e Trapani rappresentano oggi la punta più visibile dell’iceberg.
Il Siracusa vive una crisi che ha ormai superato la soglia dell’eccezionalità. Pagamenti effettuati oltre i termini regolamentari, spettanze saldate in ritardo, contributi e ritenute ancora da regolarizzare per il bimestre settembre ottobre: un quadro che lascia pochi margini interpretativi. Le sanzioni sono praticamente inevitabili, con una penalizzazione già quantificabile in sei punti, destinata ad aggravarsi in caso di ulteriore reiterazione. E incombe già una nuova scadenza, quella del 16 febbraio, relativa alle mensilità di novembre e dicembre. Il rischio concreto è quello di una caduta verticale in classifica, non per demeriti sportivi, ma per una gestione amministrativa che procede costantemente fuori tempo massimo.
Ancora più complessa e per certi versi emblematica, è la situazione del Trapani. Qui il conflitto non è soltanto contabile, ma sistemico. Il presidente Valerio Antonini ha scelto la linea dello scontro totale, contestando ogni decisione degli organi di giustizia sportiva e amministrativa, moltiplicando ricorsi, annunciando querele, evocando persino approdi europei dopo aver già incassato decisioni sfavorevoli in sede nazionale. Una strategia che ha prodotto, finora, solo rinvii e incertezza.
Nel frattempo, però, i fatti restano. Impegni contrattuali non onorati integralmente, calciatori che lasciano la squadra, una rosa ridotta ai minimi termini e un ambiente ormai logorato. Il Trapani continua a giocare, ma lo fa in una condizione mentale e tecnica gravemente compromessa. E il calendario non concede tregua: una serie di avversari di alto livello accompagnerà i granata fino alla data del 6 marzo, quando il Tribunale Federale tornerà a pronunciarsi. Dopo quella data, lo scenario più realistico parla di ulteriori penalizzazioni e, in presenza di recidiva accertata, persino dell’esclusione dal campionato.
A quel punto, la regolarità del girone C subirebbe un colpo probabilmente irreversibile. Punti da restituire, classifiche da riscrivere, corsa play-off e play-out alterate. Club che hanno investito, programmato e lottato sul campo si ritroverebbero coinvolti in conteggi retroattivi che nulla hanno a che fare con il merito sportivo.
È qui che emerge, in tutta la sua evidenza, la responsabilità della Lega Pro. Non tanto per l’applicazione delle norme, che esistono e vengono formalmente rispettate, quanto per un modello che continua ad ammettere al campionato società strutturalmente fragili, incapaci di sostenere una stagione completa. Una categoria che dovrebbe rappresentare il ponte tra dilettantismo e professionismo, e che invece appare come una zona grigia dove si sopravvive a colpi di proroghe, deroghe e rinvii.
Il mercato di gennaio, ridotto spesso a uno sterile scambio di “figurine”, è solo l’ennesima conferma di un sistema che non offre prospettive, né certezze. Senza una riforma profonda dei criteri di accesso, la Lega Pro continuerà a produrre campionati formalmente validi, ma sostanzialmente inattendibili.
Siracusa e Trapani, oggi, sono casi diversi, ma ugualmente emblematici. Non sono incidenti di percorso, ma sintomi evidenti di una crisi che da anni chiede risposte e continua a ricevere soltanto rinvii.
La “guerra” legale intrapresa da Valerio Antonini, contro le istituzioni del calcio, ha distorto ancor più il quadro in riferimento anche al calendario che accompagnerà il Trapani fino al 6 marzo: Casertana, Altamura, Catania, Benevento, Giugliano, Cavese, Atalanta U23 e Cerignola sono gli avversari che incroceranno i granata in una fase in cui l’esito sportivo delle gare rischia di essere, di fatto, provvisorio.
Con quale spirito queste squadre scenderanno in campo, sapendo che i punti eventualmente conquistati contro il Trapani potrebbero non avere alcun valore reale? Come si può chiedere concentrazione, agonismo e programmazione tecnica quando incombe la concreta possibilità che quelle partite vengano cancellate dalla classifica, riscritte a posteriori o rese irrilevanti da un’esclusione dal campionato?
Il danno non è soltanto contabile, ma sportivo e psicologico. Si altera la competizione, si falsano le motivazioni, si crea un cortocircuito che colpisce il sistema, a tutti i livelli, indistintamente! Il calcio è divenuto ostaggio di una situazione che nulla ha a che vedere con il campo e con il merito.


