Il club rossoblù compie 98 anni proprio alla vigilia di un fallimento che dovrebbe essere decretato tra poche ore
Il 7 luglio 1927 nasceva il Taranto. Da allora sono trascorsi 98 anni: ci sarebbe poco da festeggiare o forse qualche motivo, a ben vedere, potrebbe esserci.
Compleanno da passare con sguardo basso, come pochi altri o forse nessun altro, ma questa è la triste realtà, che non si può cambiare. L’orgoglio per la ricorrenza resta lo stesso, per quanto schiacciato e stracciato sotto gli irriverenti tacchi delle ultime vicissitudini. L’orgoglio è chiaramente a mezz’asta, in attesa di tempi migliori. Anche avendo a disposizione una somma simile all’attuale massa debitoria del Taranto FC 1927, accennare a un sorriso resterebbe un’illusione. Ne verrebbe fuori una smorfia senza senso. Sotto questo imbarazzante peso e su indicazioni del Tribunale di Taranto domani il club di Massimo Giove dovrebbe esalare l’ultimo respiro e a quel punto non resterebbe che il via libera a chi dovrà sostituire l’attuale malconcia dirigenza. Chi si accollerà la responsabili di restituire la dignità al calcio rossoblù avrà a disposizione l’attuale logo con Taras a cavalcioni sul delfino. Lo riceverà dalle mani della Fondazione Taras, socio di minoranza dell’attuale società e che provvederà a eventuali modifiche per «renderlo immediatamente utilizzabile».Il trust dei tifosi scrive che: «Lo stemma è della città e dei suoi tifosi. E resterà sul petto di chi saprà onorare la maglia e portare avanti, con coraggio e dignità, la nostra storia». Così è in questi momenti e così lo sarà quando la situazione sarà diversa.
L’Eccellenza aspetta il Taranto e per risalire la china bisognerà pazientare.