Punire sì, ma punire con equilibrio. Una squalifica così pesante rischia di trasformarsi in un errore grave, che non rende giustizia né ai fatti né alla figura di Roberto Taurino. Un uomo che ha sbagliato, ma che non merita di essere schiacciato da una sanzione che appare più punitiva che giusta
Roberto Taurino, l’uomo prima dell’allenatore. E una squalifica che sa di sproporzione. Taurino non è mai stato un personaggio sopra le righe né da calciatore, né da allenatore. Una carriera vissuta prevalentemente in Serie C, da difensore ruvido quanto leale, grintoso ma corretto, autorevole senza mai sconfinare nella scorrettezza. Lo stesso profilo umano e professionale lo ha mantenuto anche una volta appesi gli scarpini al chiodo, intraprendendo la carriera di tecnico con serietà, equilibrio e rispetto delle regole.
Il suo ritorno sulla panchina della Virtus Francavilla, richiamato dal presidente Antonio Magrì, nel mese di ottobre, per raddrizzare una stagione complicata, nasce proprio da queste qualità: competenza, senso di appartenenza e capacità di gestire momenti delicati. L’obiettivo era ed è chiaro: riagganciare almeno la zona playoff in un campionato, il Girone H di Serie D, tutt’altro che semplice.
La partita di Barletta, due domeniche fa, rappresentava uno snodo importante. Cornice da grande occasione per la categoria, gara intensa, agonisticamente elevata e con buoni contenuti tecnico-tattici. Una di quelle partite che richiedono polso fermo, lettura delle situazioni e capacità di gestione, soprattutto da parte del direttore di gara. Ed è qui che iniziano le ombre.
L’arbitro Gabriele Sciolti, giovane ed emergente, è apparso sin dalle prime battute non pienamente all’altezza del contesto. Una gestione dei cartellini eccessivamente fiscale, discontinua, che ha contribuito ad alzare inutilmente la tensione in campo. Ammonizioni affrettate, soprattutto in casa Francavilla. Emblematica la doppia decisione su Dalloro: prima ammonizione discutibile, seconda, a inizio ripresa, ancora più frettolosa, che ha lasciato i biancoazzurri in inferiorità numerica in una gara già carica di tensione.
Decisioni che non hanno soddisfatto nessuno, né il Francavilla né il Barletta. La sensazione diffusa è stata quella di un arbitro che, anziché spegnere la miccia, abbia contribuito ad alimentarla. A ciò si aggiunge una gestione del recupero francamente incomprensibile: comunicati cinque minuti di extra time, se ne sono giocati quasi otto, andando ben oltre quanto ufficialmente indicato. Un prolungamento inaccettabile, che ha esasperato ulteriormente animi già tesi.
Il pareggio finale non ha placato il nervosismo. Al triplice fischio Roberto Taurino ha espresso con veemenza le proprie rimostranze. Toni accesi, proteste plateali, sì. Ma senza aggressività fisica. Nel momento in cui l’arbitro gli ha mostrato il cartellino rosso, Taurino ha colpito la mano alzata del direttore di gara in segno di protesta, per poi allontanarsi.
Un gesto sbagliato, senza alcun dubbio. Un comportamento che va sanzionato. Ma da qui a trasformarlo, come emerge dal referto arbitrale, in una sommatoria di condotte gravemente lesive, tale da giustificare una squalifica di dodici giornate, ce ne corre.
Dodici turni di stop appaiono una misura palesemente sproporzionata rispetto ai fatti realmente accaduti sul campo. Il giudice sportivo, nell’assumere una decisione così afflittiva, avrebbe dovuto, e potuto, tenere conto di un elemento fondamentale: i precedenti comportamentali di Taurino, che raccontano di un professionista sempre rispettoso delle regole, mai protagonista di esplosioni caratteriali violente o reiterate proteste fuori controllo.
Non si tratta di assolvere Taurino. Il suo gesto resta deprecabile. Ma il diritto sportivo, come ogni forma di giustizia, dovrebbe fondarsi sul principio di proporzionalità e sul contesto complessivo dei fatti. E il contesto parla anche di un arbitraggio che ha accumulato manchevolezze nel corso della gara, contribuendo in maniera evidente a esasperare il clima. Dall’espulsione affrettata di Dalloro fino a un recupero gestito in modo arbitrario, sono elementi che non possono essere ignorati.
Punire sì, ma punire con equilibrio. Una squalifica così pesante rischia di trasformarsi in un errore grave, che non rende giustizia né ai fatti né alla figura di Roberto Taurino. Un uomo che ha sbagliato, ma che non merita di essere schiacciato da una sanzione che appare più punitiva che giusta.
Nel calcio, soprattutto a questi livelli, servirebbe più capacità di lettura e meno rigidità formale. Perché il rispetto delle regole passa anche dal rispetto degli uomini.


