Questa mattina conferenza stampa davanti al Municipio di Taranto di 25 associazioni e movimenti del territorio: “Basta propaganda ingannevole, Taranto e i suoi cittadini meritano rispetto”
“Taranto e i tarantini meritano il rispetto e un futuro sostenibile, compatibile con le peculiarità e la bellezza del territorio, LIBERO dalle continue minacce di insediamenti industriali altamente inquinanti”.
Inizia così il comunicato congiunto di 25 associazioni, comitati, sindacati e gruppi del territorio, tra cui Genitori Tarantini, Peacelink, Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti, Comitato Donne e Futuro per Taranto Libera, la cooperativa Mitilicoltori Tarantini, Lmo-Lavoratori metalmeccanici organizzati, che questa mattina hanno tenuto una conferenza stampa davanti al Municipio del capoluogo ionico.
Per i firmatari del comunicato “il peso di quanto la nostra provincia ha sopportato è ormai, da anni, diventato insostenibile. L’azienda siderurgica è morta da tempo ed è già nella bara, ma nessuno vuole posare su di essa il coperchio, dandole la possibilità di continuare ad avvelenare l’ambiente e minare la salute di tutti (compresi flora e fauna)”.
Decarbonizzazione e produzione con idrogeno verde sono, per le 25 realtà “due soluzioni improponibili per costi e realizzazione, come ha ben spiegato il professor Carlo Mapelli, ordinario di metallurgia al Politecnico di Milano, già membro del Consiglio di Amministrazione di Acciaierie d’Italia“, nonchè frutto di “becera propaganda ingannevole, alimentati da politici e sindacalisti di nessuno spessore morale che ciecamente e colpevolmente continuano a pubblicizzare finalità irrealizzabili”.
“Ci sono, d’altro canto – si legge ancora nel comunicato – i politici e i sindacalisti locali che, indolenti, peccano di sottomissione nei confronti dei vertici nazionali ai quali non tentano neppure di presentare un piano per la riqualificazione economica e culturale del territorio jonico, mostrando un totale disinteresse verso cittadini e lavoratori. La povertà in cui è caduta la provincia di Taranto, in primis il capoluogo, è frutto di tale ignobile comportamento”.
“I cittadini di Taranto – affermano gruppi, associazioni e movimenti – forti delle negative conclusioni dei massimi esperti nel settore siderurgico, non credono nella favola della decarbonizzazione, ma credono in una reale RICONVERSIONE ECONOMICA, a partire dalle produzioni locali, messe in ginocchio dalla grande industria. Ogni valida alternativa, di piccolo o grosso calibro, viene negata, al nostro territorio. Il Porto di Taranto, ad esempio, sta letteralmente collassando, crollando su se stesso, con 300 unità lavorative a rischio licenziamento. Nessuna presa di posizione seria da parte di politici e sindacalisti locali”.
Dal comunicato emerge tutta l’insoddisfazione per “un quadro deprimente fatto di interi isolati, nelle vie di Taranto, in particolare nel quartiere Borgo, orfani di attività commerciali, anche storiche, costrette a chiudere per la grande crisi derivante anche dal fallimento di una politica industriale inesistente che si ripercuote sulle famiglie tarantine, sia in termini economici che sanitari. Pandemia e guerre hanno solo amplificato tale crisi, in atto a Taranto già da qualche decennio”.
“E’ nostro desiderio – spiegano – rivedere una Taranto viva, con vetrine di negozi che ne fanno ancor di più splendere la bellezza. E’ nostro desiderio godere di quanto il mare può regalarci, grazie al lavoro di mitilicoltori e pescatori; non accettiamo più che venga ancora sfruttato ed inquinato da persone senza alcuno scrupolo. Vogliamo che nella nostra città si torni a parlare di agricoltura ed allevamento, non di divieti ancora vigenti che hanno creato in questi settori /disoccupazione. Vogliamo che i nostri figli e le prossime generazioni possano godere delle stesse opportunità concesse in altre parti d’Italia, prime tra le quali quella di vivere sereni e la possibilità di un lavoro dignitoso e pulito, che non faccia ammalare, come purtroppo accade ancora oggi, se stessi e gli altri. Un lavoro che non costringa genitori a girare per gli ospedali italiani per cercare di salvare la vita ai propri figli; che non li costringa a piangere la morte dei propri figli; lasciando (gli stessi genitori) orfani/ prima del tempo”.
“Un lavoro – specificano – che sia parte della vita, non condizione di vita, non negazione della vita”.
“Politici e sindacalisti – si legge in conclusione – sanno perfettamente che la produzione di acciaio, a caldo, procura malattie e morte, eppure, ognuno per la propria parte, continuano a spingere verso un aumento di tale produzione, macchiandosi di continui delitti mai davvero indagati dagli organi di informazione. Dall’avvio dei lavori per la costruzione del centro siderurgico tarantino, nel 1962, alle oltre 500 vittime di incidenti sul lavoro bisognerebbe aggiungere le decine di migliaia di cittadini e lavoratori morti per malattie direttamente correlabili alla produzione”.
“Il premio finale di tutto questo disastro – chiosano le realtà associative del territorio – è stato consegnato a Taranto direttamente dalla Commissione per i Diritti Umani dell’ONU che ha classificato il nostro territorio tra le “zone di sacrificio umano”, dove i residenti vengono trattati come “usa e getta”. E’ un premio che dovrebbe ricoprire di vergogna l’intera Repubblica democratica d’Italia. E’ un premio che noi non vogliamo più“.
Foto: Pagina Facebook Genitori Tarantini


