Il consigliere comunale prende posizione contro il Presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, sull’Accordo di Programma sul siderurgico tarantino. “La città non ha più bisogno di mediazioni: ha bisogno di decisioni vere”
Il consigliere comunale di Taranto, Mirko Di Bello, prende posizione contro il Presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, e contro le parti che sostengono la firma dell’Accordo di Programma sull’ex Ilva.
“Emiliano parla di equilibrio tra salute, ambiente e lavoro come se fosse davvero possibile mantenerli insieme nel modello attuale. – Afferma – È una narrazione che non regge più: a Taranto il prezzo della produzione si paga in ospedali, in funerali, in desertificazione economica. Il tempo delle ambiguità è finito.”
Nel mirino, quella che Di Bello definisce una “mediazione apparente” atta a perpetuare un modello industriale ormai insostenibile. Salute contro lavoro: una grande menzogna
“È da anni che ci raccontano che si può lavorare e vivere bene accanto a un impianto siderurgico come l’ex Ilva. – Sottolinea il consigliere tarantino – Ma i dati epidemiologici lo smentiscono: Taranto ha tassi di tumori, malattie respiratorie e mortalità infantile ben oltre la media nazionale. Quale altra prova serve per dire che la priorità dev’essere la salute pubblica?”
Di Bello propone un cambio di paradigma: riconversione economica, utilizzo intelligente delle risorse naturali, avvio immediato delle bonifiche ambientali. “Altro che cassa integrazione: se si bonifica e si riconverte davvero, si può creare lavoro stabile, pulito e dignitoso. Ma qui si continua a scegliere l’inerzia tossica.” Sotto accusa anche la proposta, definita ‘ambigua’, di un ospedale da destinare alla ricerca sui danni ambientali. “Invece di ridurre le fonti inquinanti, si propone di studiarne gli effetti. È paradossale, quasi offensivo”.
La transizione energetica, secondo Di Bello, è un altro punto critico, evidenziando la tesi del governatore pugliese che sostiene che in sei anni la produzione sarà decarbonizzata. “L’AIA richiesta parla chiaro: 6 milioni di tonnellate. Si vuole mantenere l’attuale modello inquinante e rinviare al 2039 l’adozione di tecnologie davvero pulite. – Si legge nella nota – È una presa in giro. Parlare di ‘transizione’ mentre si mantengono impianti a gas è solo un modo elegante per dire che si continuerà ad avvelenare la città, anche se un po’ meno del solito
La Puglia è una regione solare. Siamo davvero disposti a rinunciare al potenziale delle rinnovabili per inseguire il gas e realizzare impianti assurdi come il desalinizzatore? E l’idea che la salamoia possa generare nuove attività produttive è una boutade senza alcun fondamento tecnico.”
Nel dibattito politico nazionale si torna a parlare di nazionalizzazione temporanea dell’ex Ilva, ma per Di Bello si tratta di un “giochetto vecchio”, un modo per scaricare le perdite sulla collettività.
“L’idea di nazionalizzare senza avere un piano serio di dismissione e riconversione è una trappola. Lo Stato finisce per diventare il parafulmine finanziario di un disastro industriale, mentre i cittadini pagano con tasse e salute. – Afferma – Le deroghe agli aiuti di Stato sono l’ennesimo regalo alle imprese incapaci, mentre Taranto continua a perdere la propria ricchezza naturale, culturale, umana.”
Tra i progetti più discussi per l’ex Ilva c’è quello del rigassificatore. “Il rischio zero non esiste. Aggiungere un rigassificatore a Taranto significa condannare definitivamente il nostro mare e le prospettive di un’economia alternativa. Abbiamo già il carico ambientale più alto d’Europa. Questa non è strategia, è accanimento.”
Il consigliere comunale punta il dito anche contro la retorica di alcuni sindacati che parlano di “futuro” e di “tutele”, senza mai mettere in discussione il modello industriale alla base di tutti i problemi. “La vertenza del secolo non è salvare l’acciaio. È salvare Taranto dalla dipendenza da un’economia che uccide. – Sottolinea – Le compensazioni fiscali o i trasporti migliori non servono a nulla se l’aria continua a essere irrespirabile. È ora di dire basta a una logica che scambia la dignità con la sopravvivenza tossica.”
Di Bello lancia un appello alle istituzioni. “Taranto ha bisogno di tre scelte coraggiose: un piano di chiusura progressiva degli impianti inquinanti, investimenti immediati e massicci in bonifiche e riconversione economica, utilizzando i fondi europei e uno stop netto a a qualsiasi nuova infrastruttura che possa compromettere ulteriormente il territorio: rigassificatore, desalinizzatore e altre opere speculative.
“Il Presidente Emiliano ha già scelto da che parte stare. Conclude Di Bello – Noi invece stiamo dalla parte dei cittadini, della verità e della giustizia ambientale. Taranto non ha più bisogno di mediazioni: ha bisogno di decisioni vere. Ha bisogno di futuro, ma non quello scritto da chi ha già fallito.”


