di Erasmo Venosi
Considerato l’impatto sulla salute, le 470 prescrizioni contenute nel PIC, la sovrapproduzione globale ma anche europea, i costi crescenti dell’energia il cui fabbisogno sarà esponenzialmente crescente a causa della crescita di spaventosi energivori come i data center e l’AI, e infine, i morti per Taranto, l’opzione migliore sarebbe la riconversione produttiva liberando la città da questo “mostro” assetato di sangue
Il ministro del Made in Italy, parlamentari della maggioranza e non, tutti impegnati ad accelerare il procedimento per la nuova Aia e il piano di decarbonizzazione.
Un piano fondato non su idrogeno verde, rinnovabili e nemmeno su rottami di ferro e forno elettrico. No. Una decarbonizzazione fondata su tre forni elettrici, quattro impianti per la produzione di preridotto e gas naturale. Opzioni discusse dopo il primo incontro del Comitato tecnico istituito dal ministro del Made in Italy. L’alternativa sarebbe un GNL generato in un impianto di rigassificazione a Gioia Tauro e immesso nella rete nazionale del gas dalla quale sarebbero alimentati i forni elettrici.
Il fabbisogno di GNL per i forni sarebbe stimato intorno ai 5 miliardi di metri cubi, che produrrebbero circa 10,5 milioni di tonnellate di CO2 (un metro cubo di metano, componente principale del GNL produce se bruciato 1,99 Kg di CO2) .
Il Comitato Tecnico, coordinato dall’economista dott. Calabrò, è composto da tecnici del ministero della transizione ecologica, da quelli del ministero delle imprese, ministero della salute, da Snam (principale operatore italiano per il trasporto e dispacciamento del gas naturale) e infine da tecnici della Regione Puglia, della Provincia di Taranto, dei Comuni di Taranto e Statte, dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ionio – Porto di Taranto, e i commissari straordinari.
L’altra iniziativa è l’approvazione in IX Commissione al Senato di un ordine del giorno presentato dal relatore Pogliese, al decreto-legge ex Ilva. L’Odg illustra il piano di decarbonizzazione e i primi significativi impegni che il Governo intende assumere per realizzare a Taranto nientedimeno che il più grande impianto green d’Europa, guidando la transizione ambientale e tutelando al contempo i lavoratori e l’impresa.
Delle questioni fondamentali, come il piano di monitoraggio e controllo redatto da Ispra proprio considerando il Parere Istruttorio Conclusivo, delle osservazioni e proposte che gli enti locali faranno afasia totale. Considerato l’impatto sulla salute, le 470 prescrizioni contenute nel PIC, la sovrapproduzione globale ma anche europea, i costi crescenti dell’energia il cui fabbisogno sarà esponenzialmente crescente a causa della crescita di spaventosi energivori come i data center e l’AI, e infine, i morti per Taranto, l’opzione migliore sarebbe la riconversione produttiva liberando la città da questo “mostro” assetato di sangue.
Io ritengo che abbia spazio la Regione, se solo si considera il Regolamento generale sanitario RD 45/1901 e il RD 1265/1934 che obbligano le fabbriche che spandono esalazioni insalubri o che possono essere pericolose alla salute degli abitanti ( sono classificate nella prima classe (DM 5/9/1994 ) l’isolamento nelle “campagne e tenute lontane dalle abitazioni”.
La prassi della Conferenza dei Servizi, dove vige il criterio della maggioranza che delibera non cozza con la questione salute /responsabilità del Sindaco per la salvaguardia e tutela della salute? I seguenti report sulla salute e il rapporto con l’inquinamento ambientale hanno una valenza dirimente su un impianto che con 470 prescrizioni è incompatibile con il territorio?
La letteratura e gli studi disponibili, elencati sul sito del ministero della Salute, comprendono: il Progetto SENTIERI (Studio epidemiologico nazionale dei territori e insediamenti esposti a rischio da inquinamento) a cui ha collaborato l’Istituto Superiore di Sanità e i cui risultati, pubblicati sulla rivista Epidemiologiae Prevenzione ; Residential proximity to industrial sites in the area of Taranto (Southern Italy).
A case-control cancerincidence study”, uno studio pubblicato nel 2011 all’interno degli annali dell’Iss (volume 47, numero 2, 192-199) in cui è stata analizzata l’associazione tra incidenza dei tumori e residenza in prossimità dell’area industriale di Taranto; l’indagine, condotta da ISS e Dipartimento di prevenzione della Asl di Taranto, i cui risultati verranno discussi a Taranto il 12 ottobre, è stata effettuata l’analisi biologica di 50 allevatori impiegati in masserie della Provincia di Taranto, per valutare il carico di inquinanti presenti nei loro corpi; L’indagine compiuta dalla Asl di Taranto su animali e alimenti prodotti dalle aziende zootecniche locali che ha portato al sequestro e all’abbattimento di animali in cui sono stati rilevati livelli troppo elevati di policlorobifenili (Pcb) e diossine 5) la lettera dell’ex sindaco Rinaldo Melucci al Ministro dell’Ambiente Sergio Costa, si parla di nuovo di 600 malformazioni congenite riscontrate in bambini nati nell’area.
Una AIA con 470 prescrizioni , una produzione con forni elettrici positiva sul piano ambientale, rispetto al ciclo integrale attuale , ma energivora nel tempo della espansione dei data center e dell’IA? Solo qualche buontempone può credere a una “Nuova Ilva” leader dell’ acciaio verde. Infatti non casualmente c’è chi lotta per la nazionalizzazione della ex Ilva.