La politica tarantina aderisce allo schema Decaro. Quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a (non) giocare. La fabbrica dei veleni come un concerto di John Cage
A meno di due giorni dalla celebrazione del Consiglio comunale che tratteggerà molto del futuro prossimo dei tarantini – e della loro amata odiata fabbrica siderurgica –, la politica tarantina sceglie di aderire allo schema Decaro. Di restarsene acquattata in un (ir)religioso silenzio. Come Antonio da Bruxelles, meglio di Antonio da Bari. Parlamentari, consiglieri regionali, accoliti e affini: tutti muti. Tutti PRO-FORMA, dediti alle apparenze più che alla sostanza vera delle cose. Sembrano i nostri eroi, rappresentati afoni della volontà popolare, voler esplorare il concetto del silenzio per mero opportunismo. Scimmiottare il compositore americano, John Cage. Il quale, nel corso di un concerto tenutosi nel 1952, destinò al suo pubblico in sala un (imbarazzante) silenzio sonoro di oltre quattro minuti.
In quel caso si trattò di un silenzio che apriva squarci di suono, un silenzio che interrogava il suono in una chiave anche filosofica. Sui destini di Taranto, invece, essere taciturni conviene. Non ti espone. Ti evita rischi; e possibili, rovinosi scivoloni per terra. Meglio arrestare la verbosità diarroica consegnata a mille comunicati stampa inutili, e il più delle volte insulsi, che quotidianamente intasano la mail delle nostre redazioni giornalistiche. Meglio, molto meglio, essere classe diligente del proprio interesse che classe dirigente degli interessi altrui. Della collettività che ci ha eletti.
Al diavolo gli Accordi di Programma. Che se la sbrighino gli altri con le Autorizzazioni Integrate Ambientali. Temi divisivi per figure indivise. Il Consiglio comunale di mercoledì prossimo, poi, non sarà per pochi intimi? Quindi, si dovesse decidere di andarsene al mare, chi potrebbe obiettare alcunché?