Le città coinvolte sono Cagliari, Torino, Brescia, Taranto, Milano. Bologna, Catanzaro e Firenze e, in alcuni casi, i minori avevano già condiviso contenuti jihadisti o antisemiti, in altri avevano partecipato a manifestazioni violente o danneggiato edifici pubblici
Un’operazione a livello nazionale della Polizia di Stato ha portato a 22 perquisizioni nei confronti di alcuni minori coinvolti in circuiti di radicalizzazione ideologica: suprematismo bianco, jihadismo, estremismo di destra e antagonismo violento. I ragazzi, tra i 13 e i 17 anni, sono stati individuati grazie a un lavoro coordinato dalla Direzione Centrale della Polizia di Prevenzione, con il supporto delle DIGOS e delle Procure presso i Tribunali per i Minorenni.
Partite dall’attività di intelligence e approfondite dai comitati antiterrorismo, le indagini hanno hanno messo in luce una preoccupante crescita del coinvolgimento minorile in fenomeni di devianza ideologica e violenza politica. In molti casi, i giovani agivano in rete tramite Telegram, social network e persino piattaforme di gaming si sono rivelati strumenti chiave per il reclutamento, la propaganda e l’indottrinamento.
Durante le perquisizioni, effettuate dei Poliziotti, sono stati sequestrati dispositivi elettronici, contenenti chat estremiste e immagini di guerriglieri armati. In alcuni casi, sono stati rinvenuti anche componenti per molotov, armi finte senza tappo rosso, manuali suprematisti, divise paramilitari e riferimenti ad attentatori noti come Breivik e Balliet.
Le città coinvolte sono Cagliari, Torino, Brescia, Taranto, Milano. Bologna, Catanzaro e Firenze e, in alcuni casi, i minori avevano già condiviso contenuti jihadisti o antisemiti, in altri avevano partecipato a manifestazioni violente o danneggiato edifici pubblici.
Secondo la Polizia, il processo di radicalizzazione oggi è sempre più rapido: bastano poche settimane, rispetto ai 16 mesi che servivano nel 2002. Il fenomeno colpisce profili fragili, isolati socialmente, spesso attratti dalla violenza come forma di autoaffermazione. L’Italia ha sollecitato l’Unione Europea affinché includa la radicalizzazione online tra le priorità della nuova agenda antiterrorismo, con l’obiettivo di proteggere soprattutto i giovani più vulnerabili.