Non c’è indennizzo che tenga per una Taranto ferita, offesa ed ammalata da una produzione novecentesca. Ingorda. Senz’etica. Ma, se Accordo di Programma dev’essere, almeno non facciamoci fregare come nostro solito. Ancora una volta. La Storia ci guarda sospettosa. I consigli non richiesti di CosmoPolis
La chiave che apre la porta del futuro è lì, a portata di mano. Si accompagna con il significato della parola. Con l’analisi etimologica del verbo. Com-pensare: pensare assieme. Cercare tutti, nessuno escluso, la soluzione migliore. Bilanciando sconfitte ad eventuali vittorie. Equilibrando le suggestioni ai tanti disastri sin qui consumati. Il rapporto tra Taranto e la grande industria siderurgica scivola lungo questo doppio binario. Lo attraversa a piedi, prima che il treno sopraggiunga per travolgere quel che trova. De-carbonizzare stanca, ma trattasi di una scelta non più rinviabile. Da realizzare al massimo, entro e non oltre, i prossimi 4 anni. Quale approvvigionamento energetico ricercare per gli impianti che resteranno in funzione andrà chiarito con certosina precisione. Basta con i segreti di Pulcinella ai quali non crede più neanche Pulcinella. Basta con le fregature spacciate per novità all’ultima moda. Inutile celare gli accordi, le intese, gli ammiccamenti, le gite a Roma una volta al mese, con la tecnica del linguaggio fumoso. Ermetico.
Le rivendicazioni degli ambientalisti su un punto sono inattaccabili, al di là di ogni ragionevole dubbio: non puoi vendere l’avvenire, un’idea del domani a quanti già faticano nel resistere al presente, mediante l’artificio della scatola vuota. Dell’imbroglio con il timbro di legge. L’Accordo di Programma, che verrà firmato a settembre, non coltivi ulteriormente l’ambiguità. Dica quel che è; annunci quel che sarà. E, in aggiunta, indennizzi per davvero questa città. Non a chiacchiere. Nonostante non esista indennizzo possibile per lo scempio consumato in oltre mezzo secolo di produzione senz’etica. L’altro binario di questa corsa folle verso l’orizzonte dei giusti richiamato prima.
Il sindaco di Taranto chieda cose concrete, non ordinarie. Sia puntiglioso, rivoluzionario. Porti a casa il risultato di una Taranto “Città Metropolitana”. Di una Taranto che si affacci al Paese mediante i voli civili dell’Aeroporto di Grottaglie. Di una Taranto unica Autorità di Sistema Portuale in una Puglia preda di abbuffate levantine e appetiti salentini. Di una Taranto città universitaria senza chiedere il permesso a nessuno. Di una Taranto con almeno due Pronto Soccorsi ospedalieri invece che uno: la sola città italiana di 200 mila abitanti, da Trieste a Trapani, a vivere quest’onta senza tempo. Se si tornasse il prossimo mese da Roma senza questi risultati, garantiti dal governo, messi nero su bianco, rilanciati per decreto, si tratterebbe di un bluff. L’ennesimo. Il tradimento grande di una città allergica nel pensare in grande. Anche quando la Storia le chiede implorandola di farlo.