Se esistesse un Oscar per la “Drammaticità applicata al calcio”, Ezio Capuano, in arte Eziolino, avrebbe la statuetta d’oro già in salotto, probabilmente accanto a una lavagna tattica ed a un megafono.Perché se c’è un uomo capace di trasformare anche una sospensione in un reality show, quello è lui
Eziolino Capuano, l’allenatore in attesa del verdetto, ma già pronto alla prossima panchina. Se esistesse un Oscar per la “Drammaticità applicata al calcio”, Ezio Capuano, in arte Eziolino, avrebbe la statuetta d’oro già in salotto, probabilmente accanto a una lavagna tattica ed a un megafono.
Perché se c’è un uomo capace di trasformare anche una sospensione in un reality show, quello è lui.
La scorsa stagione è stata la sua personale “Trilogia dell’Eziolino”: Taranto, Foggia e Trapani in appena cinque mesi. Altro che “Allenatore in panchina”: qui siamo al “Tour de Force”. A ogni tappa, un colpo di scena. A Foggia, il divorzio più rumoroso, dopo quello di Totti e Ilary. A Trapani, un epilogo ancora più fragoroso: Valerio Antonini lo solleva dall’incarico per giusta causa, accuse di gravi offese e comportamento irriguardoso verso l’intero gruppo squadra. Roba che, se l’arbitrato fosse una serie Netflix, avrebbe già la sua stagione dedicata: “Eziolino vs Trapani – Il Processo del Sud”.
Ora, il Collegio Arbitrale ha tempo fino al 2 novembre per decidere il destino dell’allenatore più vulcanico d’Italia. Colpevole o innocente? Lo scopriremo presto. Nel frattempo, il Trapani ha continuato a pagarlo “per evitare guai federali”, ma con la clausola non scritta del “vediamo poi se devi restituirceli”.
Capuano, invece, è lì. Fermo, ma mai immobile. Un leone in gabbia, un vulcano col tappo. Non può allenare finché non viene pubblicato il verdetto, e questo, per uno che vive di adrenalina e conferenze stampa fiammeggianti, è una condanna peggiore di qualsiasi deferimento e squalifica.
Le voci di corridoio, quelle che sanno sempre tutto, dicono che Giugliano gli abbia già preparato la panchina (magari con cintura di sicurezza integrata). E qualcuno giura di averlo visto da quelle parti, “in borghese”, come un agente segreto del calcio, intento a osservare allenamenti con la discrezione di un tifoso curioso.
Il rischio? Se lo beccano, potrebbe finire davanti alla Procura Federale. Ma d’altronde, Eziolino senza rischio non sarebbe più Eziolino: “Vivo pericolosamente” potrebbe essere il suo motto, se non fosse già “Io non sono un allenatore, sono un mega show”.
Nel frattempo, lui scalpita. Si dice pronto a tornare in panchina anche rinunciando a soldi eventualmente maturandi, pur di riprendere a “fare calcio” (e, inevitabilmente, spettacolo). E qualunque sarà il verdetto, una cosa è certa: il calcio italiano ha bisogno di personaggi di tale fatta, di chi, nel bene o nel male, riesce ancora a far parlare di sé. Perché se Capuano non esistesse, bisognerebbe inventarlo. Con una considerazione, riflettendo: probabilmente, neanche la fantasia potrebbe mai osare tanto.


