Richiesto il rinvio a giudizio per 14 imputati, nella tragedia che colpì l’area del Bosco Caggioni morì una donna di 85 anni, gravemente segnata dalle fiamme
Rinvio a giudizio per quattordici persone, richiesto dalla Procura, in relazione al devastante incendio che il 30 luglio 2024 che ha colpito l’area del Bosco Caggioni, a Lido Silvana, sulla Litoranea Salentina. L’evento divenne, in poco tempo, una tragedia che ha colpito stabilimenti balneari e abitazioni, in cui in seguito, ha perso la vita una donna di 85 anni. L’udienza preliminare è attesa per il 25 maggio dinanzi al giudice Gabriele Antonaci.
Al centro dell’impianto accusatorio c’è Pasquale Tomai Pitinca, per cui di recente è stata disposta la cessazione della misura cautelare. Secondo la ricostruzione della Procura, l’uomo, assistito dall’avvocato Franz Pesare, avrebbe dato origine all’incendio dando fuoco a dei volantini pubblicitari e gettandoli poi tra le sterpaglie di un terreno comunale. Da lì le fiamme si sarebbero propagate rapidamente, agevolate dalle condizioni ambientali e soprattutto da una serie di comportamenti omissivi attribuiti ad altri soggetti, fino a distruggere l’intero complesso boschivo e a raggiungere la zona costiera. Inoltre, a Tomai Pitinca vengono contestati l’incendio boschivo pluriaggravato e la morte come conseguenza di altro reato. L’incendio, infatti, avrebbe provocato il decesso di una donna di 85 anni, rimasta intrappolata nella propria abitazione estiva all’interno del bosco. Dopo che figlia e nipote erano riuscite a mettersi in salvo, la donna non sarebbe riuscita a fuggire a causa dell’intensità delle fiamme, riportando ustioni gravissime su gran parte del corpo. Trasportata d’urgenza in ospedale, è deceduta il giorno successivo per insufficienza multiorgano conseguente allo shock da ustioni
Per gli altri indagati l’accusa ipotizza il reato di incendio boschivo colposo aggravato, ritenendo che l’avanzata delle fiamme non sia stata un evento inevitabile ma la conseguenza di una catena di mancanze. Secondo la Procura, la situazione sarebbe stata resa più critica dalla scarsa manutenzione dei terreni, dalla mancata realizzazione delle fasce di protezione antincendio previste dalla normativa regionale e da una gestione giudicata insufficiente delle aree incolte. A uno degli imputati viene inoltre contestata una condotta ritenuta inadeguata nelle prime operazioni di contenimento e bonifica. In questa prospettiva, l’incendio — pur originato da un gesto doloso — avrebbe potuto essere limitato se fossero stati rispettati gli obblighi di prevenzione.
La richiesta di rinvio a giudizio è stata avanzata dal pubblico ministero Raffaele Casto insieme al procuratore Eugenia Pontassuglia. Gli imputati sono assistiti da un ampio collegio difensivo, composto, tra gli altri, dagli avvocati Giampiero Longo, Fabio Fantastico, Ciro Buccoliero, Claudio Petrone, Davide De Santis, Antonella Maria De Marco, Gaetano Luigi Di Marco, Egidio Albanese, Marco Barberio Capecelatro, Angelo Casa, Roberta De Luca, Nicola Ciaccia e Filippo Pavone. Le parti offese — inclusi i familiari della vittima, il Comune di Pulsano e numerosi cittadini e proprietari di immobili danneggiati — sono rappresentate dagli avvocati Andrea Silvestre, Daniele D’Elia, Salvatore Maggio, Lucia De Rosa e Gaetano Melucci.


