di Armando De Vincentiis
Perché il cosiddetto bravo ragazzo non piace (almeno all’inizio)?
C’è una frase che ritorna spesso nelle conversazioni sentimentali: “È troppo bravo ragazzo”. Una formula che sembra innocua, quasi un complimento, ma che in realtà nasconde un meccanismo psicologico molto più profondo. Perché, diciamolo chiaramente: il “bravo ragazzo” non sempre piace subito. Non perché manchi di valore, ma perché non attiva quella dinamica emotiva che molte scambiano per attrazione.
Il punto è semplice: il bravo ragazzo non crea tensione. Non genera quell’altalena emotiva fatta di incertezza, possibilità di rifiuto, attesa, speranza e paura. È proprio questa oscillazione a innescare la scarica di adrenalina che il cervello interpreta come “interesse”, “coinvolgimento”, “chimica”. E quando l’adrenalina scende, arriva la dopamina: il “premio”, la gratificazione, la sensazione piacevole di essere finalmente ricambiati.
Il bravo ragazzo, invece, offre una risposta prevedibile: c’è. Non devi inseguirlo, non devi decifrarlo, non devi temere di perderlo. E senza adrenalina non arriva la dopamina. Senza attesa non c’è picco emotivo. Senza incertezza non c’è “botta” emotiva. Il risultato? Un coinvolgimento meno esplosivo.
Questo schema vale per ogni incontro in cui domina l’incertezza: l’ignoto accende, il sicuro rassicura. Ma come tutte le esperienze ad alto impatto emotivo, anche questo “gioco” con l’incerto ha un prezzo. Perché l’alternanza continua tra adrenalina e dopamina, alla lunga, si trasforma in qualcos’altro: stress.
Quando il ciclo si ripete troppo a lungo, l’organismo passa dalla fase dell’euforia a quella della frustrazione. L’attesa diventa ansia, il desiderio diventa delusione, l’incertezza diventa malessere. Eppure la trappola è scattata: il cervello, ingenuo, ricorda i momenti di piacere iniziali e si illude di poterli riottenere. Così ci si accontenta delle briciole, sperando che tornino a essere un pasto completo.
Il cosiddetto bad boy oggi, chiamato anche “malessere” ti chiede continuamente il conto emotivo del tuo investimento. Il bravo ragazzo, invece, lavora sul lungo termine: stabilità, sincerità, continuità. E quando la relazione matura, entrano in gioco altri ormoni: serotonina ed endorfine, quelli del benessere stabile, della calma, della fiducia.
Alla fine, il bad boy ti porta verso il cortisolo, l’ormone dello stress. Il bravo ragazzo, se gli dai tempo, ti porta verso il benessere futuro. E vale anche al contrario: esistono le bad women, capaci di attivare lo stesso identico circuito emotivo fatto di incertezza, adrenalina, dopamina e, alla lunga, frustrazione.
Chi cerca solo l’altalena emotiva non troverà mai pace; chi impara a riconoscere il valore della stabilità scoprirà che la vera intensità non è nell’incertezza, ma nella continuità. Se cerchi il malessere soffrirai in futuro. Il bravo ragazzo o la brava ragazza ti daranno solo benessere..
A te la scelta!


