Avviata la VIA per un rigassificatore onshore a Taranto. Il consigliere comunale Mirko Di Bello denuncia l’ennesima infrastruttura impattante e richiama la città a una presa di posizione collettiva contro un modello industriale ritenuto superato
“È partita oggi la procedura di Valutazione di Impatto Ambientale relativa a un progetto di rigassificatore onshore da 12 miliardi di metri cubi l’anno, previsto nel territorio di Taranto. Dalla documentazione pubblicata insieme all’avviso di avvio del procedimento emerge che, secondo quanto dichiarato dal proponente, 3,5 miliardi di metri cubi annui sarebbero destinati alle acciaierie ex Ilva.”
Lo rende noto il consigliere comunale Mirko Di Bello.
“Taranto continua a essere individuata come sede privilegiata di infrastrutture altamente impattanti, in un contesto già compromesso sotto il profilo sanitario, ambientale e sociale.
Siamo di fronte, ancora una volta, a una proposta che non rappresenta alcun cambio di rotta, ma piuttosto la riproposizione di un paradigma industriale appartenente al passato, un modello che continua a condannare la città a un destino già scritto.”
Poi aggiunge: “Non è un caso che una simile ipotesi fosse stata già affrontata e respinta sul piano istituzionale; nel 2008, durante l’amministrazione Stefano, il Consiglio Comunale deliberò contrariamente alla realizzazione di un rigassificatore onshore nell’area portuale di Taranto. Riproporre oggi quello stesso schema significa confermare l’assenza di una visione alternativa e il permanere di politiche obsolete, che continuano a inchiodare Taranto a scelte industriali pesanti e invasive. Taranto conosce bene questa condizione. Sappiamo tutti, con lucidità, che ogni giorno respiriamo un’aria pesante, che la serenità è diventata un’eccezione.”
Nonostante tutto, prosegue Di Bello, “continuiamo a vivere, continuiamo ad andare avanti, continuiamo persino a sperare. Ma la speranza non può essere sufficiente.
Negli anni, la città ha assistito a un progressivo indebolimento della propria capacità collettiva di mobilitazione. Le grandi battaglie popolari che avevano animato Taranto oltre un decennio fa sono state lentamente frammentate. Se si pensa ai cortei di dodici o tredici anni fa, a quelle fiumane di cittadini che riempivano le strade, non si può non notare quanto oggi quel patrimonio di orgoglio collettivo appaia ridotto. Questa è stata l’operazione condotta negli anni da dinamiche politiche ambigue, spegnere progressivamente la partecipazione, disinnescare la resistenza, trasformare una comunità viva in una comunità disillusa.”
A detta del consigliere comunale, “il rigassificatore impone oggi l’ennesima presa di posizione netta, con valutazioni oggettive sulle criticità rilevanti
1. Un’infrastruttura di questo tipo introdurrebbe nella rada e nel sistema portuale di Taranto un elemento ulteriore di complessità e pericolosità, con un incremento non trascurabile dei profili di rischio e con potenziali conseguenze gravi per l’equilibrio costiero e marino, incluse le attività tradizionalmente legate al mare, come la mitilicoltura.
2. La presenza del rigassificatore comporterebbe un nuovo impatto sul piano ambientale e sulla qualità della vita, aggiungendo ulteriori emissioni e pressioni in un contesto urbano già compromesso. Inoltre, interventi di questa natura non lasciano intravedere alcuna autentica inversione di rotta verso economie alternative e sostenibili, ma ripropongono ancora una volta la centralità di un modello industriale pesante, confermando la permanenza del medesimo paradigma che da decenni grava sul territorio.
Taranto non può accettare nuove servitù industriali né ulteriori trasformazioni invasive del proprio territorio, già segnato da decenni di antropizzazione pesante.
Per questo è indispensabile che l’intera comunità cittadina, il mondo associativo, le imprese che operano con il mare e tutti coloro che desiderano una Taranto finalmente diversa facciano sentire la propria voce.
Le osservazioni nell’ambito della procedura di VIA possono essere presentate entro il 3 aprile 2026. Questo è il tempo della responsabilità collettiva. Taranto merita rispetto e prospettive alternative al modello industriale.”


